Quando si prende una sbornia accade di dimenticare, a seconda dell’umore tutto sembra positivo o negativo. Ma poi la sbronza passa, la realtà torna a definirsi e vengono alla memoria particolari scordati e rimossi, come la vicenda, ormai relegata al dimenticatoio, che ha visto protagonista il nostro Ministero degli Interni in occasione dell’arresto della moglie del dissidente kazako Ablyazov, vicenda della quale ci eravamo occupati in collaborazione con East Journal. Ne torniamo a parlare in quanto uno dei primi viaggi diplomatici di Matteo Renzi, dopo l’epica tornata elettorale europea, è stato compiuto proprio in Kazakistan.

Ipotesi possibile sembra essere quella che il nostro primo ministro sia andato a verificare, magari “conto terzi”, come il colosso centroasiatico abbia intenzione di affrontare il recente, estremamente importante, accordo energetico tra Russia e Cina. Che quei “terzi” fossero gli Stati Uniti, oltre all’Unione Europea, sembra altrettanto possibile. Matteo Renzi mette la faccia un pò ovunque, anche sulle commesse d’acquisto per gli F35 americani. Forse Barack Obama ha voluto far espiare a Renzi la fu alzata di testa inviandolo a sondare il terreno di un paese strategicamente molto importante. Ipotesi non così remota se si prende in considerazione il fatto che la missione diplomatica ha previsto anche visite ufficiali in Vietnam e Cina, due paesi sull’orlo di una guerra in un’area che gli USA hanno dichiarato di loro primario interesse.

La visita in Kazakistan non può, come detto, non riportare alle mente le vicende del caso Ablyazov, gestite dalle autorità italiane in modo imbarazzante, vicenda in cui molti hanno contribuito alla farsa: dal singolo poliziotto allo stesso ministero. L’arresto della moglie di Ablyazov sembrò subito non conforme alla prassi, sospetti di certo non dissipati dagli interventi del ministro in carica. La stessa persona che avrebbe annunciato un arresto via twitter, alla faccia di ogni presunzione d’innocenza e della stessa Procura competente. Chissà se nel corso del suo colloquio con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev, padre-padrone del paese, Matteo Renzi è tornato sulla vicenda del dissidente kazako, magari prendendosela con la burocratica giustizia italiana che ha “rallentato” l’operazione. Non sembra inutile qui notare come quella vicenda sia anche connessa alle vicende politiche di Emma Bonino, che molto si spese per i diritti della moglie di Ablyazov.

Il destino gioca a volte strani scherzi, come in questo caso dove Matteo Renzi, forte del suo successo ma criticato per un presunto autoritarismo, si trova subito dopo il trionfo elettorale a visitare un paese che non brilla certo per democrazia. Se poi a tutto questo aggiungiamo l’utilizzo di un social network per scavalcare un iter processuale, teoricamente basato sulla citata presunzione d’innocenza, allora il destino diventa beffardo. Il Kazakistan non può certo essere considerato un campione della difesa dei diritti civili, come dovrebbe essere invece il civilizzato Occidente. Eppure nelle vicende di cui sopra l’Italia si è dimostrata un po’ centroasiatica, il che non rappresenta di certo un buon presagio per il futuro.

Come detto le sbronze, anche quelle collettive, prima o poi passano. Bisogna solo sperare che la sbronza non sia distruttiva, ma questo appartiene al campo delle incognite, non della politica o della cronaca. Per il momento aspettiamoci un Kazakistan dipinto come un grande partner energetico ed un luogo dove andare in vacanza, soprattutto ora che in via sperimentale ai cittadini italiani non verrà più richiesto un visto d’ingresso. E mentre i ministri sono inamovibili, mentre i capi di governo prendono il volo e mentre forse Almaty stappa della buona vodka, che la sbronza continui…

Fonte immagine Wikicommon

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