Si apre oggi, pur con qualche polemica, Encountering: new Art on the Silk Road, presso il Xinjiang International Convention & Exhibition Center di Urumqi, la capitale della regione autonoma del Xinjiang. Questa manifestazione vedrà fino al 20 luglio le opere di 132 artisti provenienti da ben 18 paesi, compresa una pattuglia italiana composta da circa 10 persone. La Biennale, ospitata in un’area di circa 19mila metri quadri, prevede sia opere pittoriche che installazioni, la proiezione di video, mostre fotografiche, sculture ed altre forme artistiche. Come il titolo stesso dell’iniziativa indica, il filo conduttore sarà la Via della Seta, con le sue luci e le sue ombre.

Sicuramente si tratta di un’iniziativa di alto livello, anche solo per l’essere stata curata da Peng Feng, vice preside del Dipartimento di Estetica e Ricerche Pedagogiche dell’Università di Pechino, conosciuto in Italia anche per la sua curate del Padiglione Cinese alla Biennale di Venezia del 2011. Vi è poi il coinvolgimento delle massime autorità della regione autonoma come il ministero della cultura, la divisione artistica e la stessa municipalità di Urumqi. A dare ancora maggior risalto all’iniziativa la presenza di artisti cinesi di assoluto valore, come Xu Bing presente con una delle sue opere più importanti, vale a dire Magic Carpet.

La Via della Seta permetteva di comunicare a mondi distanti e diversi, e la Biennale di Urumqi torna a svolgere questo ruolo grazie alla presenza di molti ospiti stranieri, sebbene siano emerse polemiche per l’esclusione di un artista ucraino, Nikita Kadan, obbligato al ritiro, a quanto riferisce Artleaks, per il non gradimento da parte delle autorità della sua opera Procedure Room. In questa serie di piatti decorati Kadan denuncia la tortura che sarebbe praticata dalla polizia ucraina. Secondo Artleaks su 120 artisti internazionali originariamente invitati ben 80 sarebbero stati in seguito esclusi.

Che vi siano interessi politici dietro questa manifestazione non sembra essere ipotesi da escludere del tutto, soprattutto ora che il Xinjiang vive un periodo particolarmente teso. Lo stesso annuncio ufficiale della Biennale è stato dato solo il 10 giugno, ossia due settimane prima dell’apertura della mostra. Tra le varie esposizioni collegate alla Biennale va poi segnalato come nel corso di una cerimonia si doneranno ad un museo d’arte, attualmente in costruzione, ben 200 opere di Situ Qiao, un pittore morto nel 1958 e particolarmente importante nella storia dell’arte cinese, soprattutto da un punto di vista patriottico.

Di estremo interesse anche la notizia che tra i principali finanziatori della Biennale vi è il Xinjiang Guanghui Industry Investment Group, ossia un colosso che opera in numerosi settori tra cui lo sfruttamento energetico, lo sviluppo immobiliare, servizi automobilistici e finanche nel campo estrattivo ed in aziende che producono caldaie. Il sospetto è che conformemente ai progetti cinesi di riapertura della Via della Seta ci siano in qualche modo implicazioni politico-affaristiche che vedono nel Xinjiang una regione in cui investire.

Secondo il ministro per gli affari culturali del Xinjiang, Mu Tal, la Biennale ispirandosi alla Via della Seta porterà innovazione ed integrazione, con un impatto positivo per la vita delle persone della regione grazie al valore spirituale e culturale. Resta da capire come questa modernità verrà declinata nel Xinjiang, dove le tensioni sono sempre più forti, così come la voglia di “normalizzazione”. A noi non resta che goderci un’esibizione molto interessante, forse troppo lontani per cogliere tutte le sfumature di una situazione davvero complessa.

Sottolineando infine come diverse testate riportino una diversa edizione della Biennale di Urumqi (secondo alcune quella del 2014 sarebbe la terza, secondo altre la prima) segnaliamo il blog della referente italiana, Marie Yvonne Pugliese.

Fonte immagine http://www.anatzarev.com/exhibitions-info?ID=82

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