Epica mongola: lo Jangar

HEROIC EPIC JIANGGAR OF OIRAT MONGOLS

Un cantastorie narra lo Jangar

Nella tradizione mongola l’epica, ossia quel genere di poesia di stile elevato, che narra le imprese di un popolo o di un grande eroe, ha un’importanza di tutto rilievo. L’assenza di fonti scritte rende difficile il lavoro di chi voglia risalire alle origini della storia mongola, tuttavia anche la nascita dell’epica presso i mongoli è avvolta dalle coltri dell’incertezza. Gli storici la fanno risalire all’epoca di Gengis Khan, con la Storia segreta dei mongoli (trascritta poco dopo la morte del condottiero), ossia quando un’identità mongola era in via di formazione. Ed il rapporto tra epica ed identità sembra valere anche per gli oirati, popolazione mongola il cui testo epico più importante è appunto lo Jangar.

L’origine degli oirati è da ricercare in Siberia, ma si ritrovarono poi a migrare sempre più a sud, fino ad arrivare alla Zungaria ed ai monti del Tian Shan, nell’ordieno Xinjiang. Gli oirati diedero in seguito vita ad un’alleanza di quattro tribù che, almeno in parte, migrò sempre più ad ovest fino ad arrivare sulle rive del Volga, dove divenne nota con il nome dai calmucchi, per l’appunto una delle quattro tribù dell’alleanza. L’epica di Jangar nasce, secondo gli studiosi, tra il XV ed il XVII secolo, in concomitanza proprio con la costruzione dell’alleanza sopracitata. A questo proposito è interessante notare come la memoria dello Jangar sia custodita dal gruppo oirato dalle vicende più intricate, ossia i torgud che dal Volga tornarono poi in Zungaria.

Notizia in occidente dello Jangar si ebbe nel XIX sec., quando il viaggiatore tedesco Benjamin Bergmann ne venne a conoscenza tramite i calmucchi. Tuttavia grande importanza per gli studi dell’opera ebbe la Cina che, tramite il Xinjiang Jangar Office, tra gli anni ’70 ed ’80 del XX sec. passò al setaccio la regione in cerca di informazioni sul testo. Il risultato si ebbe nel passaggio da 25 parti conosciute del componimento a 124, sebbene secondo alcuni studiosi le parti note sarebbero addirittura 200. Tuttavia le fonti cinesi hanno in passato modificato i testi raccolti per adeguarli a quella che era la presunta conoscenza delle vicende, problema superato solo nel 1999 con l’edizione, in Giappone, di un testo proveniente direttamente da un cantore vivente dello Jangar, il calmucco Singer Arimpil.

Il ruolo dei narratori è assolutamente centrale nell’epica mongola. Lo Jangar era infatti imparato a memoria e modificato secondo le occorrenze, ad esempio quando il pubblico iniziò a richiedere fatti storici e non mitologie; i cantori erano spesso illetterati e la narrazione era allo stesso tempo una fonte di sostentamento. Tutto questo rende molto difficile capire quanto di originale sia nello Jangar e quanto sia stato invece aggiunto a posteriori. La storia affronta un tema classico, ossia la lotta tra il bene ed il male. Jangar è un’eroe dalla nascita miracolosa, il cui padre è il sovrano di Baoumuba, un regno felice senza orfani e vedove. Rimasto orfano Jangar si ritrova a combattere con dodici guerrieri ed 8mila soldati contro il male, rappresentato dal gigante Manggusi.

Nello Jangar un altro tema fondamentale è quello della ricerca della moglie. Per i mongoli il matrimonio si configurava come una vera e propria rete di alleanze, al punto che spesso si confidava proprio sui futuri sposalizi delle donne per un miglioramento dello status della tribù. Per trovare moglie Jangar dovrà affrontare varie prove, dimostrando la sua abilità nella lotta, nel tiro con l’arco e nelle gare a cavallo. Questi sono gli sport che ancora oggi vengono praticati nel corso del Naadam, la principale festa mongola. Diversi studiosi hanno tentato di comparare lo Jangar alle altre epiche mongole e turche, rilevando analogie come nel caso del Manas kirghiso dove torna il tema dei dodici guerrieri, ma l’impresa sembra essere cosa ardua.

http://journal.oraltradition.org/files/articles/16ii/Chao.pdf

http://achell2015.blogspot.it/2014/05/kalmyk-folklore.html

http://iel.cass.cn/english/Detail.asp?newsid=2384

Fonte immagine: Youlinmagazine

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Giu 23, 2014 @ 14:17:03

    Toynbee sosteneva che i Torgud/Calmucchi buddhisti emigrarono dal Volga alla Zungaria, intorno al 1771, sotto il regno di Caterina II di Russia (1762-1796), sia per sfuggire alla coscrizione militare russa, sia per sottrarsi alla campagna di conversioni all’Ortodossia cristiana!

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