La prima stella: come morì Douglas S. Mackiernan, professione spia

Cia-memorial-wall

Il memoriale della CIA a Langley, Virginia (US)

 A Langley, Virginia (US), nel quartier generale della Central Intelligence Agency il visitatore è accolto da un muro ricoperto di stelle, oggi sono 90. Quelle stelle rappresentano gli agenti caduti sul campo nel corso delle loro missioni, ben 35 nominativi restano tuttavia ancora segreti. In particolare la prima stella, quella corrispondente a Douglas S. Mackiernan, è rimasta a lungo un mistero dietro cui si cela una storia davvero avvincente, in cui si intrecciano avventura, sorte e mutamenti epocali.

Mackiernan morì nell’aprile del 1950 ma le dinamiche della sua morte restarono ignote fino al 2008, quando la CIA decise di renderle pubbliche, dopo che nel 2006 ammise Mackiernan nel suo “libro degli onori”. Il motivo di tanta segretezza sta nel periodo storico in cui la vicenda si svolse e nella missione specifica di Douglas. Siamo nel nord del Xinjiang, una remota regione posta tra l’Unione Sovietica ed una Cina in preda alla guerra civile tra i comunisti e le forze nazionaliste del Kuomintang.

Mackiernan, nato in Messico, venne a trovarsi in questa parte di mondo durante la Seconda Guerra Mondiale. Già studente di fisica al MIT (Massachusetts Institute of Technology) la futura spia venne arruolata nel servizio metereologico dell’esercito statunitense dapprima in Alaska e quindi nel Xinjiang. Stabilitosi nella capitale della regione, l’odierna Urumqi, Mackiernan divenne membro del corpo consolare americano. Se fu lui a fare domanda oppure se il ruolo gli venne proposto non è chiaro, ma resta il fatto che la sua carica si rivelò perfetta per coprire la sua missione: essere la prima spia a riferire sui test atomici sovietici, in via di svolgimento in quello che è l’odierno Kazakistan.

I test atomici tuttavia si intrecciarono con la guerra civile cinese, al punto che quando le truppe comuniste erano ormai in vista del Xinjiang, nell’estate del 1949, Mackiernan rimase ad Urumqi per distruggere documenti segreti e prove della sua attività, nonostante l’ordine d’evacuazione proveniente dal Governo statunitense. I counisti cinesi entrarono ad Urumqi nel settembre e quasi in concomitanza Mackiernan partì per il suo ultimo viaggio con quattro compagni, Frank Bessac e tre russi bianchi, reduci della guerra civile – in Russia – che vide la vittoria dei bolscevichi e la nascita dell’Unione Sovietica. L’obiettivo della spedizione era raggiungere l’India, passando attraverso il Tibet, temendo che i voli messi a disposizione dai cinesi potessero rivelarsi una trappola nel caso in cui fosse conosciuta l’attività spionistica di Mackiernan.

Il fatto che nel gruppo ci fossero dei russi bianchi non deve destare stupore, infatti nel corso della guerra civile russa il Xinjiang fu meta prediletta per le truppe zariste in fuga, che si stabilirono nella regione offrendosi come mercenari alle varie parti in lotta; e nel Xinjiang le parti in lotta erano molte. Celebre resta la figura del Colonnello Pappengut, che con i suoi 300 cavalieri combattè al fianco di Sheng Shicai, governatore della regione contro le truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek. Bessac invece raggiunse Urumqi provenendo dalla Mongolia Interna ormai in procinto di essere conquistata dalle truppe comuniste cinesi, dove la sua attività non venne mai chiarita. Lui negò sempre di essere stato una spia della CIA, almeno nel dopoguerra.

Le vicende del gruppo restano misteriose anche per l’incontro, in corso di fuga, con Osman Bator, il leader della resistenza kazaka e vera spina nel fianco dei governanti cinesi. Non è infatti stato chiarito se Mackiernan consegnò a Bator armi e denaro provenienti dal consolato americano di Urumqi ormai abbandonato. I kazaki, posti nel nord del Xinjang, sono stati il gruppo etnico meno docile alla dominazione cinese, fosse questa nazionalista oppure comunista. In ogni caso il gruppo si diresse poi verso il Tibet, dove tre dei membri della spedizione troveranno la loro fine, dovuta ad un tragico e beffardo destino.

Mackiernan, in costante collegamento con i suoi superiori negli USA, venne infatti ucciso dalle guardie di frontiera tibetane insieme a due dei russi bianchi al suo seguito. Il gruppetto era infatti vestito con abiti kazaki, etnia storicamente nemica dei tibetani, e i fuggisaschi vennero scambiati per ladri di bestiame, senza contare che le guardie tibetane avevano l’ordine di sparare su ogni straniero che tentasse di entrare in Tibet. In realtà gli Stati Uniti avevano ottenuto dal Dalai Lama il permesso per il passaggio di Mackiernan e dei suoi, ma il corriere arrivò solo dopo l’errore fatale delle guardie di confine. Su chi sia il responsabile del ritardo, se gli americani o le autorità tibetane, non è stata fatta luce. In ogni caso l’errore venne subito ammesso dai tibetani, e Bessac fu tra gli ultimi americani a vedere il Dalai Lama quindicenne prima dell’intervento cinese in Tibet, e come se non bastasse i due sopravvissuti riuscirono a lasciare il paese poco tempo prima dello scoppio della Guerra di Corea.

Questa vicenda venne raccontata una prima volta dal New York Times nel 1950 ma senza menzionare l’attività di Mackiernan, fu poi un libro di Bessac del 2006, Death on the Chang Tang: Tibet, 1950, a costringere la CIA a rivelare il ruolo di spia di Mackiernan, la cui missione venne resa nota nei dettagli due anni dopo, dando finalmente un nome alla prima stella sul muro di Langley.

http://www.oxuscom.com/sovinxj.htm

http://www.nytimes.com/2010/12/26/world/americas/26bessac.html?pagewanted=all&_r=0

http://www.intotibet.info/aboutthebook.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Douglas_Mackiernan

Fonte immagine: Wikicommon

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