La Cina sotto attacco? Storia del Xinjiang

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Città vecchia – Kashgar

L’ovest della Cina è una regione remota, che neppure attentati e violenze varie riescono a portare sulle prime pagine dei mezzi di informazione, nonostante da anni i cinesi indichino quel territorio come un pericoloso covo di terroristi islamici. La Regione Autonoma del Xinjiang ha un ruolo, anche geopolitico, sempre maggiore, ma cosa sta succendendo in quella parte di mondo quasi sconsociuta? La Cina deve davvero confrontarsi con una minaccia fondamentalista? Ma soprattutto cos’è il Xinjiang?

Sono questioni davvero complesse, le cui risposte sono davvero senza senso se non si prende in considerazione la Storia del Xinjiang, dei popoli che vi abitano e delle formazioni politiche che si sono succedute. Una Storia che si sviluppa tra deserti e ghiacciai, ricca di imperi e conquiste, molto meno lineare di quello che vorrebbero far credere sia i sostenitori di un Xinjiang occupato dalla Cina, sia le controparti che ritengono il Xinjang parte storicamente integrante del territorio cinese. A fare chiarezza in questo dedalo di vicende storiche è un libro estremamente interessante: Eurasian crossroads, di James A. Millward.

L’autore permette di addentrarsi nella Storia del Xinjiang, mantenendo in tutta l’opera un equilibrio estremamente lucido, senza schierarsi per una parte o l’altra. Anche perchè, come ben evidenzia Millwall, le parti in gioco non sono due ma molteplici. Nel Xinjiang musulmani hanno combattuto contro altri musulmani, le appartenenze etniche hanno spesso prevalso su quelle religiose e i ribaltamenti di alleanze non sono stati infrequenti. Le stesse Repubbliche del Turkestan – che in Cina non sono nemmeno pronunciabili – sono difficili da interpretare, soprattutto in merito al loro carattere islamico non del tutto chiaro e spesso postumo.

La Storia del Xinjiang cambia radicalmente con il crollo del gigante russo, privandolo del suo carattere di stato-cuscinetto tra Russia e Cina. A quel punto Pechino, non senza titubanze, decide di investire sulla regione con il risultato di un’estrema impennata nel numero di migranti cinesi verso il Xinjiang, ed un acuirsi di problematiche sociali preesistenti. Millwall entra nel merito di tutto questo. L’analisi dei rapporti tra Xinjiang e Cina, spesso assolutamente lontani da volontà assimiliatorie,  risulta presente in tutto il libro, offrendo un quadro vivido della vita politica cinese.

Molto interessante, soprattutto per quello che riguarda il Xinjiang contemporaneo, è anche Wild West China, di Christian Tyler, opera dal taglio molto diverso rispetto al libro di Millwall. Tyler, infatti, dopo una prima parte storica e ricca di gustosi aneddoti, enuncia di fatto le sue tesi attraverso una serrata indagine sulle politiche cinesi di sfruttamento del Xinjiang. E che la Cina faccia man bassa delle risorse di questa regione centroasiatica è pressoché innegabile, il punto è capire quanto la ricchezza venga poi redistribuita. Senza ciò non è pensabile di comprendere se nel Xinjiang esista o meno, ed in quali proporzioni, un pericolo fondamentalista. L’opera di Tyler, anche dove risultasse non condivisibile, resta una fonte inesauribile di dati e spunti per approfondimenti delle questioni fondamentali necessarie per la trattazione del problema.

Il Xinjiang è una regione affascinante, vero e proprio cuore d’Eurasia, sempre più importante nel progetto cinese di ridare vita alla Via della Seta. Capirne le (complesse) dinamiche storiche significa capire anche le contraddizioni cinesi, le sue tensioni sociali e fare luce su logiche politiche spesso oscurate da esigenze propagandistiche. Due libri molto diversi, quelli di cui sopra, ma che possono insegnare molto a chi voglia conoscere meglio questa parte di mondo meravigliosa.

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