Tagikistan: Tutto rientra nella norma, l’opposizione resta senza candidata

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Scritto per East Journal

L’avventura di Oynihol Bobonazarova, unica reale sfidante di Emomalii Rakhmon alle prossime elezioni presidenziali, previste per novembre, è già finita. La candidata dell’opposizione, sostenuta dal Parito Social Democratico e dal Partito della Rinascita Islamica, non ha infatti raggiunto il numero minimo di firme necessario per l’approvazione della candidatura, fermandosi a circa 201mila in luogo delle 210mila richieste.

Il Tagikistan assisterà quindi all’ennesima elezione farsa, dove le irregolarità saranno la norma e Rakhmon, Presidente dal 1994 dopo essere stato Primo Ministro per un biennio, vincerà con la solita percentuale bulgara; nel 2006 arrivò al 79,6% distaccando il suo avversario più vicino di circa 73 punti. Dal punto di vista politico la stessa opposizione era conscia di non avere speranze di vittoria, ma puntava sulla candidatura della Bobonazarova come veicolo per esprimere un messaggio di cambiamento, in vista delle elezioni successive. Ma le cose sono andate diversamente e l’unica opposizione non “stipendiata” dal Presidente dovrà rinunciare a prendere parte alla cosiddetta contesa elettorale.

Dalle parole della Bobonazarova emerge molta delusione per gli ostacoli incontrati durante la sua campagna elettorale finita anzitempo, compreso l’arresto di alcuni militanti e l’impossibilità di raccogliere firme presso i tagiki all’estero, nonostante la scadenza per la presentazione delle stesse fosse stata prorogata di alcuni giorni. I toni relativamente pacati delle dichiarazioni, fanno tuttavia pensare che i problemi che hanno portato all’esclusione della candidata dell’opposizione non siano stati soltanto quelli causati dagli esponenti del governo tagiko fedeli a Rakhmon. Di fronte a problematiche politiche la Bobonazarova si è infatti scontrata di fatto con le modalità stesse su cui si basa il sistema di potere tagiko.

Il Tagikistan si regge infatti su una complessa rete di alleanze a base geografica e familiare, in modo molto più marcato delle altre repubbliche centroasiatiche. Paese storicamente variegato sia etnicamente che linguisticamente, con una divisione sommaria tra il nord ed il sud del territorio, il Tagikistan divenne un vero rompicapo per la stessa Unione Sovietica, che tentò di controllarlo affidandosi ai “clan” settentrionali della zona di Khujand, incorporata al Tagikistan nel 1929, comprendenti una notevole minoranza uzbeka. A loro volta le reti di potere di Khujand si allearono con quelle della zona di Kulob (luogo di origine di Rakhmon), e scontrandosi con quelle della zona di Gharm e del Pamir.

Questa situazione venne messa a soqquadro negli anni in cui Gorbacev fu alla guida dell’Unione Sovietica, il cui crollo riaprì la lotta per la presa del potere in Tagikistan, situazione che degenerò fino allo scoppio della guerra civile, nel 1992. La guerra si concluse con la vittoria delle fazioni di Khujand e Kulob, mentre gli sconfitti si ritirarono nell’est del paese, in particolare nella regione autonoma del Gorno-Badakhshan. Ancora oggi, a circa quindici anni dalla fine della guerra, il Tagikistan non sembra aver trovato la via dell’unità e gli attriti restano molto forti, come dimostrato dai fatti di Khorog del 2012, quando le truppe governative, durante un’azione ufficialmente rivolta contro il narcotraffico, uccisero decine di civili.

La stessa opposizione schierata a supporto di Oynihol Bobonazarova racchiude in sé molte contraddizioni, il Partito della Rinascita Islamica è infatti storicamente espressione delle classi dirigenti di Gharm, mentre il Partito Social Democratico, nato al termine della guerra civile, è strettamente legato ad una minoranza di uzbeki in contrasto con la maggioranza dell’etnia uzbeka fedele al presidente Rakhmon. E questo mentre uno dei cardini del programma della candidata esclusa, attivista dei diritti umani, era proprio quello di riequlibrare la distribuzione dei poteri nel paese, attribuendo al legislativo ed all’esecutivo delle prerogative oggi proprie del Presidente. Ma la strada del cambiamento in Tagikistan sembra essere ancora lunga.

http://etajikistan.files.wordpress.com/2013/05/bbc_zoirov_concerned_about_pressure_on_ethnic_uzbeks_17_may_2013.pdf

http://www.eurasianet.org/node/67616

http://www.rferl.org/content/tajik-opposition-president/25133663.html

Fonte iconografica http://www.flickr.com/photos/saynotoviolence/8095704489/

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