Con il passare del tempo cambia anche il modo di guardare alle cose, e certamente cambia anche ciò che si guarda. Se poi stiamo parlando di un intero continente va da sé che i cambiamenti siano numerosi, e soprattutto rapidi. La globalizzazione ha notevolmente velocizzato la diffusione dell’informazione, rendendo vicini posti prima lontanissimi, cancellando purtroppo parte del loro fascino. Ma il processo della conoscenza non è univoco, e anche l’Asia ha avuto accesso ad un’Occidente prima non del tutto conosciuto, il mondo dei diavoli bianchi, o per dirla alla thailandese dei farang.

Leggere racconti di viaggio risalenti solo a qualche decennio fa lascia sfuggire un sorriso, soprattutto se scritti da intellettuali pronti a stupirsi per i dettagli più impensati dell’affascinante Oriente. E se gli intellettuali sono scrittori abilissimi come Giorgio Manganelli, non può che uscirne un libro assolutamente gradevole, come nel caso di Cina ed altri orienti, risalente agli anni settanta e recentemente ripubblicato in versione accresciuta. Manganelli, armato di una forte dose di autoironia ci porta alla scoperta di varie parti dell’Asia, con una finta ingenuità che fa sorridere ma che allo stesso tempo affronta problemi, anche molto seri, che l’autore ha magistralmente saputo presentare senza appesantire la leggerezza dell’opera.

Come detto i tempi cambiano le cose, e leggere il libro di Manganelli conoscendo la realtà asiatica odierna lascia abbastanza di stucco. Nelle pagine in cui l’autore descrive Pechino, chiunque abbia visitato negli ultimi anni la capitale cinese farà molta fatica a riconoscervi la trafficata metropoli di oggi, segno di un’Asia proiettata verso il futuro ma non senza ombre. La salvaguardia del passato propria degli asiatici non ha lo stesso valore che in Occidente, e spesso un’urbanistica moderna, incurante dei resti di epoche precedenti, simboleggia l’uscita dalla povertà ed una speranza di futuro migliore. Che poi i problemi restino è altro discorso, ma affrontando il tema da occidentali il rischio di cadere nel mito del buon selvaggio c’è.

Come dicevamo Manganelli è un’intellettuale che si stupisce, o finge sagacemente di farlo. Lui scrive in un’altra epoca, quando la cultura non aveva altri fini, almeno non sempre, che l’essere appunto cultura. Oggi i libri di viaggio diventano spesso altro: inchieste, reportage, volontà di andare a fondo nella realtà che si affronta; e l’intellettuale diventa giornalista. Quello che forse è l’aspetto più evidente della globalizzazione, internet, permette a tutti di avere una prima conoscenza di qualunque posto del mondo si voglia. Se voglio avere informazioni su Udomxai, nel Laos, basta usare un motore di ricerca, diventa addirittura possibile scoprire a quale uscita dell’aereoporto di Bangkok trovare il taxi più economico, visto che oggi tutti possono rendere disponibili le loro esperienze pressoché a chiunque. E scrivere racconti di viaggio diventa sempre più difficile, senza la libertà di un intellettuale come Manganelli.

Un libro che riesce a coniugare la piacevolezza del leggere con l’interesse per le tematiche è Birmania. Sui sentieri dell’oppio, di Aldo Pavan. Il libro non a caso tratta di un paese poco noto ma dal fascino indiscutibile, che tra mille problemi tenta di aprirsi al mondo esterno, il che purtroppo significa turismo. Un dilemma davvero insolubile: turismo uguale soldi, più turisti uguale più soldi, ma allo stesso il rischio è diventare la parodia turistica di sé stessi, come avvenuto in molte zone della Cina; una su tutte Shangri-La, vale a dire la “riqualificazione” cinese di Zhongdian. Inutile dire che se tutti i turisti avessero cultura questo forse non accadrebbe, ma con i sé non si va da nessuna parte, e troppi turisti continuano ad autoghettizzarsi in un enorme villaggio vacanze senza muri, anche questo un figliastro della globalizzazione.

Autori come Pavan, che ha il pregio di essere anche fotografo, hanno il grande pregio di far credere possibile ancora oggi un modo di viaggiare diverso, in direzione ostinata e contraria, nonostante il trascorrere del tempo sia inesorabile. Ma le ombre restano, con un Asia sempre più occidentalizzata ed un Occidente sempre meno pronto a stupirsi.

Fonte immagine http://www.flickr.com/photos/silentcolors/183262856/

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