Ci sono luoghi sconosciuti ai più, che difficilmente li rintraccerebbero su di una mappa geografica, luoghi che non sembrano avere nulla per affascinare, se non il loro essere remoti. Il Tagikistan non è una meta esotica, non ha il fascino di paesi come la Mongolia, è tra i paesi al mondo più lontani dal mare e gran parte del suo territorio giace a circa 4mila metri d’altitudine, senza essere il Tibet. Eppure queste vallate sperdute e queste distese spazzate dal vento hanno un passato, ed un presente, di tutto rispetto.

Unico tra i paesi centroasiatici a cadere nella guerra civile dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il Tagikistan è un territorio dove coesistono diverse culture ed etnie. Il nord, tolto all’Uzbekistan nel 1929, ha una popolazione di origine turca, mentre il sud allaccia la sua Storia all’impero persiano, e persiane qui sono le lingue locali. In Tagikistan, giunse anche Alessandro Magno nel corso delle sue spedizioni, facendone la parte più settentrionale della Bactriana. Un territorio isolato da alte catene montuose che, insieme ai lasciti dell’appartenenza all’impero Achemenide, racchiude lontane discendenze ellenistiche. Samarcanda e Buchara erano tagike, anche se oggi sono state di fatto “detagikizzate”.

Poco conosciuto tra i paesi dell’Asia Centrale, il Tagikistan si trova anche oggi all’incrocio tra mondi molto diversi tra loro, confinando ad Est con la Cina (e più esattamente con la regione del Xinjiang), a sud con l’Afghanistan  avendo inoltre frontiere comuni, altamente instabili, con Uzbekistan e Kirghizistan. Questo fa sì che il Tagikistan sia ancora oggi un territorio molto importante per la Russia, da un lato in competizione con la Cina sempre piu presente nella regione, dall’altro impegnata nel tentativo di controllare, cosa quasi impossibile, il confine con l’Afghanistan rotta del traffico di droga, da cui Mosca teme possano passare anche idee islamiche fondamentaliste. Tuttavia l’islam tagiko si è sempre mostrato tollerante, in particolare nella parte orientale del paese, ossia nella provincia autonoma del Gorno-Badakhshan, musulmana di tradizione ismailita.

A fare luce su questo paese dalle mille anime contribuisce un libro pubblicato nel 2013, vale a dire Tajikistan. A Political and Social History scritto da Kirill Nourzhanov e Christian Bleuer. Questo libro, completissimo in particolar modo per quanto riguarda il Tagikistan contemporaneo, fa capire ancora una volta come chi voglia approfondire certi temi non possa fare a meno della conoscenza della lingua inglese, il che la dice lunga sullo stato in cui versa la cultura nel nostro paese. In Italia ci sono purtroppo diverse aree del mondo delle quali non importa letteralmente a nessuno, e di cui giornalismo ed editoria non si occupano se non con servizi molto approssimativi in occasione di eventi particolarmente rilevanti; il Tagikistan sembra proprio essere una di queste.

Arrivare in Tagikistan è un viaggio lungo, e non certo semplice, ma che ripaga ampiamente delle difficoltà. I paesaggi sono splendidi, in particolar modo nella regione del Pamir, dove lo scorrere del fiume Bartang segna il confine con l’Afghanistan e con i suoi villaggi dalle case di fango. La popolazione, inoltre, oltre ad essere assolutamente ospitale, è famosa per l’abilità negli studi. Un paese quindi che riserva innumerevoli sorprese a chi le voglia vedere, dove il tempo sembra essersi fermato riportando il viaggiatore all’essenzialità del viaggio, della vita. Il libro di Nourzhanov e Bleuer è un utilissimo strumento per ricordarsi che la Storia non esiste solo dove viene esibita, permettendo al lettore di conoscere meglio anche le vicende odierne di una regione da sempre crocevia di culture e popoli.

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