Scritto per East Journal

Pavlos Fyssas, ragazzo di 34 anni, rapper e militante di sinistra, ucciso in Grecia da una coltellata fascista. Sembra qualcosa di già visto, di tristemente noto, uno squarcio nel cielo di carta quotidiano che, proprio per quel senso di non novità può tranquillamente essere dimenticato in fretta, tornando ad occupazioni più banali, e vitali: chi non lavora non solo non fa l’amore, ma nemmeno mangia. Ma quella lama non ha solo squarciato il petto di Fyssas, ha squarciato anche il velo di una crisi che nessuno vuole vedere, una crisi profonda che lo spread nemmeno sa cosa sia.

Fyssas è stato ucciso dopo un diverbio calcistico in un bar, si giocava la partita di coppa Olympiakos – Paris Saint Germain. Lui e probabilmente il suo aggressore, un uomo di 45 anni, erano entrambi greci e del Pireo, la città dell’Olympiakos (sembra quindi strano che uno dei due tifasse per la squadra francese) simpatizzano per una delle tifoserie più collocate a destra nel panorama calcistico europeo. Ma la Grecia sembra tendere a destra, e l’omicida si è dichiarato membro di Alba Dorata, uno dei partiti europei più apertamente neonazisti. A quale fedeltà avrà obbedito l’uomo che ha ucciso Fyssas? Al nazionalismo o allo spirito di cameratismo? O forse nella lite erano coinvolte altre persone ed Alba Dorata è stata chiamata a “raddrizzare torti”?

La discussione è ovviamente trascesa, sembrerebbe anche logico, su temi politici. Il Pireo è una città povera, e dove non c’è ricchezza i sentimenti si vivono con più passione, troppo vicino il bordo del baratro per non aggrapparsi a quello che si trova a portata di mano. E nelle strade non c’è la democrazia, non ci sono le ricette economiche, non ci sono gli esperti, c’è la crisi quella vera, quella che trasforma in bestie in lotta per la sopravvivenza. Quindi dalle parole si è passati ai fatti, ma dopo. L’assassinio di Fyssas è stato infatti pianificato, con quella precisione tattica e tenica che contraddistingue i militanti di Alba Dorata. Ad attendere il rapper c’erano infatti circa quindici persone, sebbene i numeri non siano del tutto chiari, ed altrettante a bloccare la via di fuga. E per rendere ancora più banale la scena arriva un auto da cui scende l’assassino.

E sul petto di Fyssas viene anche inciso un simbolo, o si tenta di farlo, chissà ad indicare cosa. Di certo quel gesto rappresenta il delirio di onnipotenza, solo chi è convinto di essere nel giusto può lasciare il marchio mentre commette un crimine. La giustizia è relativa, questo il messaggio che si alza dalla Grecia e da ogni paese in crisi: chi ha la forza di imporsi può rivendicare il fatto di essere nel giusto, piegando la legge alla sua volontà, trovando mille ragioni per dichiarsi diverso dagli altri. In tempo di crisi gli altri fanno paura, sono uno specchio e la realtà spaventa, meglio renderla rosea, oppure nera, a seconda dei gusti. E quindi Fyssas è morto, mentre fuggiva con la sua compagna. E l’amore ancora oggi è una via di fuga, il genere umano anche quando le condizioni si fanno dure non rinuncia a stare in coppia, ma generalmente in coppia sono le vittime. Chi uccide è sempre, o quasi, solo; oppure in branco.

L’opinione pubblica si è indignata, la vita del ragazzo è diventata cibo per la lotta politica, il fatto che l’omicida si sia dichiarato militante di Alba Dorata ha scatenato la guerra dei sondaggi. Tutti possono prendere posizione, sentirsi nel giusto e mentre molti vogliono mettere Alba Dorata fuori legge, questa disconosce il suo militante. Come se non bastasse compare anche un militare italiano, del tutto fuori luogo ma assolutamente nella parte, che punta la pistola verso la folla nel mezzo di un corteo. Una farsa, la vita ha sempre un colpo di scena. E mentre gli esperti affrontano lo spread, nelle strade si affronta la vita.

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