Che cos’è il TAP, gasdotto adriatico

Scritto per East Journal

Chiunque abbia seguito le vicende energetiche europee  degli ultimi mesi, molto probabilmente si sarà imbattuto nell’acronimo TAP, soprattutto in relazione ad un altro nome che acronimo non è: Nabucco (più correttamente Nabucco West). Ma vediamo di andare a capire meglio che cosa significa TAP, ossia Trans Adriatic Pipeline.

Si tratta di un gasdotto che, come dice lo stesso nome, attraverserà il Mar Adriatico, portando in Europa il gas azero proveniente dall’importante giacimento azero di Shah Deniz II, le cui dimensioni lo rendono molto importante nell’ottica di una politica di “diversificazione” delle fonti energetiche, in parole povere la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia. Il percorso del TAP ha profonde implicazioni politiche, con relative conseguenze sugli equilibri interni dell’Unione Europea, nonostante entrambi i gasdotti fossero supportati dalla UE, ed inseriti nel Southern Gas Corridor, ossia il progetto energetico europeo relativo al gas proveniente dalle regioni caspiche e mediorientali.

TAP passa per Grecia, Albania ed Italia, dando un notevole potere contrattuale al “fronte sud” dell’Europa, dato che un gasdotto, oltre agli introiti dovuti ai diritti di passaggio, è pur sempre un rubinetto nelle mani del paese in cui la tubatura passa. Nabucco invece aveva un percorso continentale attraverso l’Europa balcanica, con diverse diramazioni progettate, e punto d’arrivo l’Austria. La bocciatura di Nabucco ha di fatto significato un ridimensionamento delle volontà di allontanamento da Mosca dei paesi dell’Europa centrale ed orientale, ossia quegli stessi paesi più attivi nel denunciare le politiche energetiche russe, portate avanti da Gazprom, accusate di essere monopoliste e di praticare un sistema di prezzi iniquo.

Dietro ai due progetti vi erano anche due diversi cartelli di compagnie petrolifere. Dietro Nabucco vi erano la turca BOTAS, la bulgara BEH, l’ungherese FGSZ, l’austriaca OMV ed infine la rumena Transgaz. Mentre alla realizzazione di TAP provvederanno la svizzera AXPO, la norvesege Statoil e la tedesca E.ON. Inoltre il 50% di TAP è ora detenuto dal consorzio azero di Shah Deniz costituito dall’inglese BP, l’azera SOCAR e, con una quota inferiore, dalla francese Total. Interessante notare come la vittoria di TAP su Nabucco sia stata in qualche modo annunciata dalla penetrazione di SOCAR nel mercato energetico greco, approfittando del fatto che la contesa tra Unione Europea e Gazprom ha di fatto sconsigliato alla compagnia russa di fare acquisizioni dagli inevitabili strascichi polemici.

Politicamente la vittoria di TAP rappresenta, come detto, un freno alle posizioni più contrarie alla Russia, con ripercussioni sulle politiche dei paesi dell’Europa centrale ed orientale. A titolo di esempio il paese più danneggiato dalla sconfitta di Nabucco, la Bulgaria, ha visto la caduta di un governo, dopo mesi di proteste popolari, proprio nei giorni in cui era attesa la decisione del consorzio azero. Tra le compagnie che supportano il TAP due sono di paesi non membri dell’Unione Europea e una terza è tedesca, ossia di quel paese che a livello energetico è tra i principali partner della Russia, con la quale ha forti interessi economici. Senza entrare nel merito del ruolo geopolitico che assumeranno Turchia ed Azerbaigian, e nei loro rapporti con Mosca, possiamo comunque dire che le conseguenze della scelta di TAP, ma sarebbe meglio dire della sconfitta di Nabucco, saranno potenzialmente enormi.

In gioco c’è anche una visione ideologica dell’Unione Europea, forse viziata da un sentimento antirusso proveniente dai confini orientali. Una visione ancora troppo legata ad una conceziona che vede “blocchi” contrapposti e tanto cara all’alleato americano, un alleato di cui forse l’Europa dovrà iniziare a fare senza, prendendo decisioni in autonomia, volente o nolente, a partire anche dalla politica energetica.

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