L’onda lunga di Nabucco

A volte accade di bere molto, ed allora spesso si è allegri, si straparla e si vede la realtà con occhi diversi. Ma poi ci sono i postumi, ci si sveglia con un forte mal di testa, magari sentendosi rimproverare da chi ricorda tutti i guai fatti e presto dimenticati. Il termine tecnico è hangover, e proprio questa sembra essere la situazione che l’Unione Europea sta vivendo dopo la fine della sbornia da Nabucco.

E l’Europa, si sta risvegliando, con una pluralità di reazioni a quanto successo. Alcune voci si levano a difesa, nonostante tutto, di Nabucco sostenendo che potrà essere utilizzato in futuro, magari in collaborazione con il TAP. In questa crociata post-sconfitta i sostenitori del gasdotto bocciato sono sostenuti, non senza sorpresa, anche dalla Turchia che ritiene il crescente bisogno di energia in Europa permetterà di rivalutare Nabucco; ma nel frattempo i turchi stanno prevendo per entrare direttamente in TAP, magari attraverso la compagnia BOTAS, che faceva parte del cartello scartato. Ankara quindi cerca di offrire all’Unione Europea parole di conforto e solidarietà, mentre nei fatti punta decisamente ai suoi interessi.

E se l’Unione Europea finge che le cose non siano del tutto diverse dal passato, puntando sul fatto che sia Nabucco che TAP erano inquadrati nel Southern Gas Corridor, non così sembra essere per alcuni dei suoi membri, in particolare nella parte dell’Unione più colpita dalle scelte azere. La Romania addirittura ha richiesto alla UE la restituzione del denaro investito in Nabucco e si è subito attivata per una maggiore e poficua collaborazione energetica tra i paesi dell’Europa orientale. Sembra infatti che una delle possibili strade per alleggerire il peso della dipendenza energetica da Mosca non possa che passare da un più stretto rapporto di interconnessione tra Romania, Ungheria, Polonia e Slovacchia, senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’Ucraina. In quest’ottica Bucarest ha firmato un accordo con l’Ungheria per iniziare a fornire gas attraverso l’ Arad-Szeged pipeline.

Il paese forse più penalizzato dalla mancata scelta di Nabucco, la Bulgaria, si sta già muovendo su diversi fronti, affrettandosi ad aderire al progettato gasdotto, a marca russa, South Stream. Gli interessi bulgari si incontrano con i progetti del consorzio azero di Shah Deniz che sta pensando ad una connessione del TAP proprio con la Bulgaria, nonché al raggiungimento dei balcani occidentali tramite la IAP (Ionian-Adriatic Pipeline). Tuttavia tra la popolazione bulgara l’ipotesi di sostenere South Stream ha già trovato degli oppositori, che contestano lo scempio ambientale che avverrà a Varna, in un’area protetta e, ironia della storia, facente parte di un programma dell’Unione Europea di tutela ambientale.

Come detto sopra ruolo fondamentale sarà quello dell’Ucraina, vero e proprio anello di congiunzione energetica tra Europa e Russia. Secondo gli analisti la politica pro-UE di Kiev è nei fatti vanificata dalle posizioni del presidente Viktor Yanukovych, con il risultato di avere un paese letteralmente diviso sulla posizione geopolitica da tenere, e diviso non in due ma in tre. Secondo recenti sondaggi un terzo della popolazione sarebbe favorevole all’Unione Europea, un terzo vede con favore stretti legami con Mosca, ed infine un terzo vorrebbe “stare nel mezzo” approfittando degli eventuali vantaggi dovuti al ruolo di mediazione. Come se non bastasse l’Ucraina è ormai da tempo considerata dagli Stati Uniti un necessario partner strategico, con conseguenti importanti azioni di lobbying.

E proprio gli Stati Uniti hanno dichiarato, dopo la vittoria del TAP, che presto potranno supplire energicamente l’Europa attraverso l’esportazione di gas naturale liquefatto (LNG). In quest’ottica un ruolo importante potrebbe essere ricoperto dalla Croazia, individuata come possibile terminale, basato a Krk, da dove poi smistare il gas verso il resto d’Europa. Tuttavia sul progetto pesa la non chiarezza da parte delle autorità croate, che si dimostrano ambigue nel sostenerlo, arrivando addirittura ad intavolare accordi con la Serbia per un prolungamento di South Stream. Sempre in ottica di aumentare la produzione di LNG sono in corso verifiche per arrivare a fare di questo gas il principale combustibile usato dalla NATO.

In sostanza un panorama energetico in totale divenire, dove Unione Europea, Russia, e tutti gli altri attori devono sfare uno sforzo di realismo per superare una pericolosa impasse, ma sembra che le vecchie abitudini saranno dure a morire, e a conferma di ciò la Russia ha già minacciato la Moldavia di blocco delle forniture energetiche se questa dovesse avvicinarsi troppo alla UE.

 

http://www.balkaneu.com/ionian-adriatic-pipeline-project/

http://www.upi.com/Top_News/Analysis/Outside-View/2013/09/05/Outside-View-Ukraine-cannot-forever-stay-at-the-crossroads/UPI-83291378354620/

http://www.azernews.az/oil_and_gas/58838.html

http://www.naturalgaseurope.com/nabucco-croatia-central-eu-energy-security

http://www.naturalgaseurope.com/mikhail-krutikhin-a-gas-hub-in-eastern-europe

 

 

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