L’Azerbaigian sta sempre più diventando il centro di molti interessi geopolitici, sia per via della sua posizione geografica che per le sue imponenti riserve energetiche. A conferma di questo la delegazione russa, nutrita di esponenti di primissimo livello Putin incluso, che si è recentemente recata in visita diplomatica a Baku; proprio mentre nel paese caucasico era in corso una conferenza dei paesi turcofoni, alla quale partecipava anche il presidente turco Abdullah Gul.

L’importanza della visita russa appare chiara confrontando il modo in cui è stata riportata da diverse testate internazionali. Euractiv, legato all’Unione Europea, già dal titolo afferma che Putin ha fallito nel cercare un accordo energetico con il governo azero, sottolineando inoltre come tale accordo sarebbe stato in qualche modo rivolto contro l’Europa, essendo finalizzato ad una gestione delle esportazione di gas verso Asia ed Europa Orientale. Trend, agenzia stampa azera, dichiara invece il successo dei colloqui, approfondendone il lato commerciale ed ecomico. La russa RIA Novosti, a sua volta commenrtando positivamente l’accordo cita anche la collaborazione militare e la questione irrisolta del Nagorno-Karabakh.

E proprio il mai risolto conflitto azero-armeno potrebbe essere il fattore attraverso cui Mosca potrebbe influire nelle vicende della regione. La presenza della flotta russa, definita “amichevole” dai delegati giunti in Azerbaigian, potrebbe essere un chiaro segnale rivolto sia ad Erevan, tradizionale alleato di Mosca ma sempre più tentato da una vicinanza con gli Stati Uniti, che a Baku, troppo alla ricerca di una indipendenza geopolitica fondata sul settore energetico. Inoltre l’Azerbaigian è pedina fondamentale per la politica russa nel Caspio. Le acque caspiche, sulla cui definizione di territorialità accordi non sono stati ancora trovati, sono infatti un obiettivo essenziale per la Russia, tanto che nei colloqui di Baku si è espressamente chiesto alla controparte azera di non veicolare gas dal Caspio, probabilmente riferendosi al settore caspico Turkmeno.

Ma, almeno a livello energetico, dire Azerbaigian significa dire Turchia, visti gli interessi comuni dei due paesi. E diplomatici turchi proprio negli stessi giorni di Putin erano in territorio azero per inpartecipare ai lavori di un’organismo internazionale di cooperazione tra i paesi di lingua turca. Significativamente a tale consesso mancavano proprio il Turkmenistan, sempre più arroccato nella sua neutralità alla ricerca del modo di sviluppare rapporti commerciali con la Cina, e l’Uzbekistan, sempre più lontano dalle posizioni degli altri paesi cetroasiatici, per non parlare di quelle russe. La Turchia quindi potrebbe diventare un vero e proprio ago della bilancia, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con Mosca, sui quali pesano però interessi divergenti come la vicinanza russa all’Iran nel Caspio e quella turca ad Israele in Siria.

Nel frattempo l’Unione Europea, almeno a giudicare dalle dichiarazioni ufficiali, sembra più interessata ad una lotta con la Russia, forse spinta da diversi paesi dell’Europa centrale ed orientale. Il rischio enorme può essere individuato in uno sforzo europeo per tenere insieme membri divisi su molto, senza tuttavia riuscire ad assumere posizioni unitarie, soprattutto riguardo a problemi scottanti come le questioni geopolitiche. E se il Caucaso non dovesse incendiarsi, con riflessi sugli interessi europei, l’interventismo della UE in una zona, così importante per il suo futuro, sembra essere pressoché nullo e delegato a paesi che dell’Unione membri non sono.

 

http://www.euractiv.com/energy/putin-fails-undermine-azerbaijan-news-529806

http://en.ria.ru/politics/20130813/182750506/Russia-Azerbaijan-Agree-on-Oil-Gas-JV-as-Putin-Visits-Baku.html

http://en.trend.az/capital/energy/2179188.html

http://en.trend.az/regions/scaucasus/azerbaijan/2180074.html

http://www.eurasianet.org/node/67392

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