Niente pace in Asia Centrale

Le notizie che giungono dalla regione centroasiatica non fanno che confermare quanto si conosce già da molto tempo, ossia che una delle aree geopoliticamente più importanti del pianeta è completamente instabile. Tuttavia non è possibile fare a meno di fare i conti con l’Asia Centrale, posta tra Russia, Cina e Afghanistan, e per giunta a ridosso di Pakistan ed India. Ma non siamo più nel “grande gioco” descritto da Hopkirk, dopo la dissoluzione dell’URSS gli stati centroasiatici sono una realtà, con una politica propria, e forse questo complica ancor più la situazione.

L’Asia Centrale è percorsa da odi forse insanabili, solo in parte dovuti a confini, mai chiaramente delimitati, costellati di enclavi ed exclavi usate come ritorsioni attraverso il blocco delle vie di collegamento. Ad Osh, in Kirghizistan, la popolazione di etnia uzbeka è stata espropriata delle case in quanto era necessaria la costruzione di nuove strade; oggi gli uzbeki vivono in aree periferiche della cittadina senza né gas né corrente elettrica. I posti di confine vengono chiusi e riaperti senza preavviso, e gli scontri a fuoco tra le guardie di frontiera  uzbeke e kirghise sono frequenti, quasi sempre con delle vittime, così come frequenti sono le dichiarazioni in cui le vittime sono ubriachi aggressivi o contrabbandieri. Addirittura si sono avuti scontri tra tagiki e uzbeki in Afghanistan, a Taloqan, ed entrambi gli schieramenti sventolavano bandiere afghane.

Uzbekistan e Tagikistan non hanno rinnovato gli accordi, risalenti all’Unione Sovietica, secondo i quali il gas uzbeko veniva fornito in inverno in cambio dell’elettricità tagika in estate. Anzi, le autorità tagike stanno cercando finanziatori per costruire a Roghun la diga più alta del mondo, il che viene visto dagli uzbeki come una serissima minaccia alle loro coltivazioni di cotone, per le quali impiegano anche bambini finendo poi sotto i riflettori dei difensori dei diritti umani. In realtà solo Cina o Russia potrebbero fornire l’elevato importo per la costruzione della centrale idroelettrica, ma questo significherebbe mettersi apertamente contro il governo di Tashkent, senza considerare che già oggi buona parte dell’elettricità tagika, prodotta dalla diga di Nurek, viene utilizzata da una fonderia di alluminio dove vi sono interessi del presidente Rakhmon.

E come in Asia Centrale le risorse non vengano sfruttate ai fini di crescita economica è evidente in Uzbekistan, paese ricco di risorse nel sottosuolo ma gravato da una pesantissima corruzione. Le aziende estere che tentano di investire nel mercato uzbeko sono pesantemente vessate dalle autorità locali, interessate a ricavarvi il maggior profitto possibile, come accaduto nel caso del colosso russo della telefonia MTS, costretto ad abbandonare il paese. La stessa figlia del presidente uzbeko, Gulnara Karimova, è attualmente sotto inchiesta in Francia e Lettonia  per corruzione, facendo seguito a procedimenti già aperti, anche per riciclaggio, in Svezia e Svizzera.

Certo la situazione non è la stessa in tutti i paesi centroasiatici, e tra l’isolamento turkmeno e la ricerca di indipendenza energetica kirghisa, dopo il rifuto di acquistare gas dal Kazakistan, c’è un abisso. Ma resta il fatto che una situazione difficile, come fu la fine dell’Unione Sovietica, resa ancora più complicata dalla comparsa degli Stati Uniti in Asia Centrale dopo l’11 settembre 2001, coinvolge una regione sempre più importante nel panorama internazionale. E davvero diventa complicato dire quali sono le reali posizioni in politica estera, fino ad arrivare al caso del Tagikistan che compie esercitazioni militari sia con la Russia che con gli Stati Uniti.

Dall’Asia Centrale niente di nuovo quindi, nella speranza che da una scintilla non divampi un incendio, e se questo dovesse accadere probabilmente sarà nella Valle di Fergana, con i suoi confini di fatto inesistenti.

 

http://enews.fergananews.com/articles/2846

http://eurasianet.org/node/67286

http://www.eurasianet.org/node/67325

http://www.globaltimes.cn/content/800219.shtml#.Ug5PdPVBiSo

http://www.economist.com/news/asia/21582325-president-edifice-complex-screwing-motherland-folie-de-grandeur

http://www.eurasianet.org/node/67350

 

 

 

 

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Ago 19, 2013 @ 18:59:14

    Molto interessante, come tutti i tuoi articoli.
    E la Turchia?
    Che ruolo ha oggi nello scacchiere centroasiatico?
    Dal 1991 aveva cercato anch’essa di inserirsene, ma, stando almeno a ciò che lessi su Limes del 1999, il fallito attentato contro Islom Karimov in Uzbekistan, aveva congelato i rapporti…
    Con l’Akp, la nuova leadership turca ha dirottato altrove i suoi piani di sfera di influenza geopolitica?

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    • londonpiotr
      Ago 19, 2013 @ 19:27:53

      La Turchia per penetrare in Asia Centrale sta tentando la carta della turcofonia. Ma e’ molto attiva piu’ sulle rive caspiche, si e’ legata moltissimo all’Azerbaigian, tirandosi contro l’Iran e trovandosi a gestire un rapporto difficile con la Russia. Per il resto tenta approcci con il Turkmenistan ma sa che Mosca se la prenderebbe non poco

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