L’Egitto, il femminicidio e le tre scimmiette italiane

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Fonte immagine Wikicommons

Parafrasando un vecchio gruppo hardcore (Peggio Punx) possiamo dire che oggi ci stanno sommergendo di informazioni, ma senza dire niente. I mezzi di informazione sono diventati la cinghia di trasmissione di interessi economici e politici e sempre meno stumenti per capire il mondo che ci circonda. E tutto questo risulta facilitato dalla globalizzazione.

La possibilità data dalla rete di arrivare ovunque in tempo praticamente reale, ha fatto sì che si creasse un enorme bacino dove pescare argomenti i più disparati ma lontani dagli interessi di cui sopra, e la quantità va a tutto discapito della qualità. Si sta andando verso dei media usa e getta, dove l’approfondimento è qualcosa che fa perdere tempo, al più destinato ad una fascia ristretta di lettori, pronti a pagarlo come un servizio reso loro. Ma questa abbondanza di argomenti permette anche che i temi davvero importanti, i pilastri del sistema – al quale i mezzi di informazione sono sempre più devoti – non vengano toccati.

Ormai l’informazione è un bollettino di allarmi sociali. Si lancia una campagna di opinione pubblica su temi esistenti da sempre ma di colpo diventati imprescindibili: oggi è il turno del femminicidio. Problema esistente da sempre, forse addirittura attenuatosi con l’uscita dalla civiltà contadina, oggi è al centro del dibattito non solo politico. Ma invece di riflettere da dove origini questo odioso comportamento si preferisce stilare elenchi di donne vittime (senza ovviamente analizzare i singoli casi) ed invocare leggi più severe, quasi come se le donne fossero una lobby elettorale da blandire oppure una minoranza da proteggere come specie protetta. Le premesse per il futuro sono grigie: una società fatta di minoranze all’interno di un contesto sociale del tutto disgregato.

Tornando alla pluralità di informazione ha senso seguire minuto per minuto una situazione come quella odierna egiziana, dove è in corso una vera e propria strage? Cosa possiamo fare noi per l’Egitto se non provare umana pietà per le vittime o lasciarsi andare ad un macabro voyeurismo? E allora perché non avere la stessa attenzione per paesi africani dove avvengono genocidi silenziosi? Perchè non parlare della Corea del Nord, fino a poco tempo fa su tutte le prime pagine, che sta diventando una monarchia comunista a seguito di forti dissidi interni? Il meccanismo, assolutamente personale, che porta a scegliere per quale dolore versare una lacrima ha di fatto preso il posto della messa domenicale redentrice, diventando un rito di purificazione assolutamente laico.

L’abbondanza di informazione produce un lettore passivo, che non fa che mettere un like, o dislike, morale sulle notizie che legge, che può indignarsi per quanto accade altrove, dimenticando i problemi di casa sua, rinviando le scelte e chiudendo gli occhi. In Italia è in corso qualcosa di molto simile ad un colpo di stato, ma non deve fare notizia, non si vuole faccia notizia. Ed i primi a non volerlo sono gli italiani, eterne vittime, che di agire non hanno nessuna voglia, a differenza di quanto accadeva quando le informazioni non erano disponibili come oggi. Una notizia produceva mobilitazione, esistevano canali interessati, certo, ma erano canali attivi che producevano impegno, e certo molto meno oscuri di oggi. L’economia ha sconfitto la politica, o almeno lo sta facendo.

Oggi un quotidiano vicino alla sinistra di governo parla di Egitto, mentre un quotidiano ostile al governo parla della situazione politica italiana, chi sta facendo giornalismo? Chi pubblica notizie senza pensare ai voleri del referente oppure agli interessi della testata? Difficile questione, sicuramente. Il dramma è che qualunque prima pagina viene ingoiata da lettori spesso privi di senso critico, pronti ad aderire alle campagne sociali per conformismo, non certo per convinzione. Ormai gli interessi privati hanno talmente preso il sopravvento che anche i media non fanno che fornire prodotti in base ai desideri di chi ne usufruisce ma sempre selezionando prima i temi, giusto per evitare messaggi che possano sovvertire l’ordine costituito.

E dell’Egitto a chi importa qualcosa?

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Ago 15, 2013 @ 15:55:13

    Il Grande Fratello.
    Quello di Orwell+ il Capitalismo….

    Rispondi

  2. Andrea G.
    Ago 15, 2013 @ 17:08:14

    Direi una società dello spettacolo. Conta quanto sia mainstream una “rivoluzione” e non l’accadimento in sé, purtroppo.
    Dell’Egitto si parla ma male, tenendo presente che rappresenta un punto nevralgico per una (possibile) risoluzione definitiva della questione medio-orientale e la Siria c’entra qualcosa. Gli Stati Uniti hanno una sfera d’influenza forte in Egitto più che altro sull’esercito che riceve cospicui finanziamenti dagli stessi Stati Uniti. La situazione di assoluta confusione e di violenza in Egitto mette a repentaglio gli assetti geopolitici ed in sostanza mette un po’ in apprensione l'”amico” Obama.
    Ho delle difficoltà a parlare della situazione italiana, potrei dire che siamo alla frutta politicamente, culturalmente ed intellettualmente.

    Rispondi

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