Cina: la disperata lotta contro il progresso

Scritto per Asia blog

In Cina il progresso rischia di minare le basi delle istituzioni e il Partito Comunista deve affrontare difficili scelte per gestire lo sviluppo. Il progresso è sempre bene? La libertà è da difendere a tutti i costi? Sono solo alcune delle domande che vengono spontanee a chi presti attenzione a quanto accade in Cina. Le analisi sullo sviluppo economico cinese si sprecano, combattendosi a colpi di punti percentuali, ognuna prefigurando diverse conseguenze su scala globale. Ma il pericolo di perdere di vista il contesto reale è forte: le teorie economiche spesso diventano pure astrazioni, incuranti del reale e delle sofferenze di chi questo reale lo vive sulla propria pelle.

Che in Cina ci sia un rallentamento della crescita è fuori discussione, lo stesso Governo ha rivisto le aspettative di crescita del paese, così come sembra innegabile che il sistema creditizio sia fortemente a rischio. Mentre la banca centrale cinese, la People’s Bank of China (PBOC), pompava liquidi per alimentare la crescita, nel paese si è creato un vero e proprio “sistema creditizio ombra” basato su prodotti finanziari dagli alti rendimenti; inutile dire che i parallelismi con quanto accaduto negli Stati Uniti si sprecano. Ora la PBOC ha deciso di non intervenire ad ogni richiesta di liquidità, chiudendo i cordoni della borsa, con conseguenze notevoli sul sistema finanziario cinese.

La scelta della PBOC riecheggia quelle che il governo cinese si trova a dover affrontare, ossia come gestire uno sviluppo che sta scappando di mano mettendo in crisi le stesse istituzioni statali. Infatti in Cina l’economia è fortemente intrecciata con la politica, come mostra il caso delle amministrazioni locali di campagna. Nei villaggi agricoli il problema del credito è particolarmente forte in quanto, per fini politici e di carriera, gli amministratori hanno tutto l’interesse a mostrare di dirigere aree produttive, con i profitti che convergono al centro per poi finire ad alimentare lo sviluppo delle zone urbane; da qui il ricorso al sistema creditizio “parallelo”. Inutile dire che ben misera parte dei finanziamenti finisce poi nelle mani dei contadini locali.

Il governo ha bisogno di dare un segnale forte, e in questo senso sembra andare la fretta con la quale si vuole processare Bo Xilai, ex-segretario del Partito Comunista di Chongqing, importante dirigente di primo livello nazionale arrestato per corruzione. Di fronte ad una società in rapido cambiamento, dove stanno esplodendo lotte sociali e rivendicazioni sindacali il governo cinese deve lanciare moniti e dimostrare di avere il comando del timone; il processo a Bo Xilai sembra andare verso quella direzione. Così come la legge che obbliga i figli alla pietà filiale, facendo quindi diventare legge quello che e un precetto confuciano, il che mostra tutte le contraddizioni di una Cina proiettata verso il futuro, con estremo bisogno della creazione di un mercato interno che supporti l’economia, ma anche lacerata da enormi diseguaglianze sociali.

In tutto questo il Partito Comunista cinese che ruolo deve avere? Il cattivo despota che nega libertà impedendo il progresso oppure il baluardo dell’”armonia sociale”? Se prima abbiamo citato l’esempio americano non sarà fuori luogo citare anche quello russo, dove il crollo del regime comunista ha precipitato il paese nella più totale anarchia economica e sociale, in una vera e propria orgia di potere affaristico-mafiosa. Ma la Cina ha dirigenti che saprebbero affrontare la situazione con la forza di un Vladimir Putin? Le domande sono molte, e mentre le nuove generazioni cinesi, cresciute con il boom economico, sono sempre più apatiche la Cina rischia di essere sempre più dilaniata dalle sue contraddizioni, con  la bolla speculativa del settore immobiliare pronta ed esplodere, travolgendo sia faraoniche opere pubbliche che arretrate e sperdute campagne.

Il mito di coniugare comunismo e progresso rischia di arrivare al capolinea, con buona pace dei marxisti occidentali, e dei loro sofismi. Quello che resta un dato di fatto è che della Cina bisogna guardare anche i lati oscuri, e trarne insegnamento, senza farsi troppo abbagliare dal luccichio della modernità.

http://www.bloglobal.net/2013/07/banche-ombra-debito-pubblico-ed-eccessi-la-cina-al-confronto-con-i-suoi-mali.html

http://www.eastasiaforum.org/2013/06/19/chinas-rural-credit-problem/

http://www.china-files.com/it/link/30715/pieta-filiale-quando-il-precetto-diventa-legge

http://www.eastasiaforum.org/2013/07/24/chinas-mother-bank-spoils-her-children-rotten/

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Ago 07, 2013 @ 15:52:27

    Grazie per questa analisi controcorrente sul colosso cinese.
    Che di marxista credo che ormai abbia solo il nome e la struttura poliziesca….
    Cosa accadrebbe a livello mondiale se la Cina crollasse economicamente?

    Rispondi

  2. mirkhond
    Ago 07, 2013 @ 17:59:39

    Insomma l’eventuale crollo cinese potrebbe avere dei contraccolpi positivi sulla nostra economia in generale?

    Rispondi

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