Altro che dissidente. Chi è Ablyazov, l’oligarca in fuga

Scritto con la collaborazione di Matteo Zola (East Journal)

L’espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov è diventata uno scandalo nazionale. I giornali si rincorrono cercando di strumentalizzare la vicenda a favore di questa o quella parte politica. Ma la realtà è assai più complessa e molte sono le zone grigie. Cominciamo da lui, chi è Mukhtar Ablyazov?

Affarista kazako ritenuto un giovane di belle speranze, assai vicino al regime del presidente Nazarbayev, si arricchisce (come molti altri) in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. Verso la fine degli anni Novanta viene nominato ministro per l’Energia. Quello dell’energia è un settore strategico in Kazakhstan, una gallina dalle uova d’oro su cui tutti, dentro e fuori il paese, vogliono mettere le mani. Qui iniziano i suoi guai. Accusato di corruzione, incarcerato, viene poi “perdonato” dal presidente Nazarbayev e torna alla vita politica fondando un partito di opposizione. Ma l’opposizione, in Kazakhstan, è fantoccia e serve al regime per legittimarsi al potere. Oppure è finanziata (e protetta) dalle potenze occidentali. Ablyazov più che alla politica pensa però agli affari e conquista la banca kazaka BTA incrementandone il volume di affari grazie ad una congiuntura economica favorevole.

Quando nel 2009 Nazarbayev decide di nazionalizzare la BTA per tamponare gli effetti della crisi esplosa in America, Ablyazov fugge a Londra accusando il Presidente kazako di espropriazione. Mentre le autorità kazake dichiarano di avere scoperto un ammanco in BTA pari a 6 bilioni di dollari, le autorità inglesi offrono riparo al fuggitivo, arrivando nel 2011 a concedergli asilo politico ritenendolo in pericolo di vita nel paese d’origine. Ablyazov è inoltre sospettato dal governo kazako di essere l’organizzatore dei sanguinosi fatti di Zhanaozen del 2011, dove una protesta operaia si concluse nel sangue.

A Londra il dissidente fa una vita sfarzosa, compra diverse ville e si riempie di beni di lusso. Le autorità inglesi rifiutano richieste di estradizione provenienti sia dalla Russia che dal Kazakistan ma nel 2012 le cose cambiano. Forse da Astana fanno capire che la faccenda potrebbe avere dei risvolti nella vendita di gas agli inglesi, in ogni caso Ablyazov perde la protezione di Londra e la giustizia britannica gli ritira il passaporto e lo condanna a 22 mesi per reati fiscali. Il “dissidente” scappa così a Parigi mentre le autorità inglesi hanno cominciato vendere all’asta alcune sue proprietà. E di lui si perdono le tracce, fino a fine maggio 2013. Secondo gli 007 italiani sarebbe stato a Roma fino al 26 maggio con la moglie. Il blitz delle forze di polizia nella casa romana di Alma Shalabayeva si spiegherebbe dunque con la convinzione di trovarci anche il marito Ablyazov. Ma questa è un’altra storia, tutta italiana, di intrighi di potere malcelati e interessi politici contingenti.

Quel che conta è che Ablyazov non è un martire, né un dissidente perseguitato, ma uno dei tanti oligarchi caduti in disgrazia, gente non migliore dei suoi persecutori. Gente che ha dei nemici. La stampa che lo dipinge come una “vittima” o un “eroe” sbaglia di grosso. E’ uno che fa i suoi interessi. Esattamente come la stampa che usa questa vicenda per fini politici tutti italiani sorvolando sulla reale identità del “dissidente” kazako. Attenzione però, le furbate italiane hanno risvolti geopolitici, forse un po’ fantapolitici, che proveremo a raccontarvi in un altro articolo.

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