Le borchie di Allah, quando l’islam si fa punk

Cosa fareste se nel cuore della notte foste svegliati da un musulmano con la cresta (rossa), che dal tetto chiama a raccolta i fedeli con la sua chitarra elettrica? L’islam è stato fatto entrare nell’immaginario collettivo come turbanti, attentati, lutti e divieti, e quindi il punk? Il punk islamico esiste, così come esiste il death metal in Iran, non certo un posto dove uno si sognerebbe di ascoltare gruppi che si rifanno ai Cannibal Corpse.

The Taqwacores è un romanzo scritto nel 2003 da Michael Muhammad Knight, un americano di origine irlandese diventato musulmano a 16 anni, dopo avere letto la biografia di Malcom X. Il libro, non tradotto in italiano, è diventato un cult tra i giovani musulmani degli Stati Uniti, contribuendo alla diffusione del movimento punk islamico, le cui origini possono essere fatte risalire alla fine degli anni ’70, grazie a gruppi come gli inglesi Alien Kulture, oppure gli americani Fearless Iranians from Hell. Taqwacore deriva da Taqwa (l’essere un buon musulmano) e Hard Core (il genere musicale), ed è anche un film, girato nel 2009; ma forse ancora più interessante è il documentario, sempre ispirato dal libro di Knight.

Taqwacore: The Birth of Punk Islam è stato realizzato tra il 2007 ed il 2009 e segue la band, ovviamente punk, dei Kominas, nel loro tour tra Pakistan ed USA. Secondo l’immagine che si ha comunemente dell’islam, e soprattutto di quello pakistano, sembrerebbe impossibile organizzare in quel paese concerti punk dove ragazzi e ragazze (e per giunta senza burka) ballano e cantano canzoni come I want an hand job. Certo le reazioni di molte persone non sono state per niente positive, ma non vedo la differenza tra un devoto musulmano pakistano ed un onesto impiegato perbene italiano, quando quest’ultimo si scandalizzava per le canzoni dei Nerorgasmo (sempre che arrivasse a conoscerle). Entrambi avranno visto i “rockettari” di turno come dei giovani scansafatiche, portatori di valori disgreganti per la relativa società di appartenenza. Ovviamente si è ben consci del diverso contensto ambientale, ma il fatto che esistano simili fermenti nel mondo islamico deve comunque far riflettere.

Il libro di Knight, dove compare una ragazza che indossa sempre il burka (quello vero) come rivendicazione del suo essere donna, pone moltissimi interrogativi, gli stessi che si pone Yusef – il protagonista – una volta giunto nella casa dei punk musulmani; dove ad indicare la direzione verso cui pregare c’è un buco nel muro. I giorni passano tra preghiere e feste piene di alcool e sesso, come tutte le feste che si rispettino, ed l’essere buon musulmano di Yusef viene messo alla prova. Perchè il movimento Taqwacore non è che questo: mettere in discussione la propria identità, tentare di essere contemporanei senza per questo smettere di essere musulmani, amare Allah odiando l’autorità del mullah, in una sorta di anarchica rivolta protestante islamica. Ragazzi che vogliono vivere il mondo di oggi senza per forza essere come il mondo vuole essi siano.

Certo il Taqwacore ha dei limiti: è un movimento prevalentemente occidentale, sebbene con forti connotazioni antiamericane (basti pensare ai Kominas con il loro album Wild Nights in Guantanamo Bay), ma in ogni caso pone problemi identitari che – grazie agli strumenti odierni – sono recepiti dai giovani musulmani di tutto il mondo. Perchè l’islam non è il male sceso in terra, è semplicemente una cultura diversa dalla nostra, retta da regole diverse, ma qui ed ora: basti dare uno sguardo alla finanza islamica ed al continuo aggiornamento per adeguare i nuovi prodotti finanziari alle regole coraniche. Una cultura in cui i giovani si ribellano al potere, con tutta la legittima arroganza della gioventù. Non si tratta di esaltare o meno un sistema di valori, si tratta di cercare di uscire dalla logica binaria dell’amico-nemico, capendo che la realtà è complessa e non riconducibile a banali luoghi comuni.

In definitiva The Taqwacores è una lettura spiazzante, divertente, ma soprattutto che lascia degli interrogativi: e se le cose non fossero proprio semplici come ce le raccontano?

Qui il film tratto dal libro.

http://www.taqwacore.com/

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Tiziano
    Lug 06, 2013 @ 16:12:23

    E’ l’interrogativo finale che mi meraviglia… voglio immaginare sia pleonastico🙂

    Rispondi

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