Talebani, passato o futuro?

Talebani, di Ahmed Rashid, è un libro non recente, essendo stato scritto nel 2000 per poi essere integrato a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001. Tuttavia è un libro imprescindibile per chi voglia tentare di capire qualcosa di quello che sta accadendo in Afghanistan.

L’autore è un giornalista pakistano, corrispondente per più di 20 anni del Daily Telegraph ed uno dei maggiori conoscitori delle dinamiche della zona. Sin dalla sua pubblicazione il libro diventò un punto di riferimento, al punto da essere poi tradotto in 22 lingue ed arrivare a vendere un milione e mezzo di copie. Il libro in seguito è stato ripubblicato con il nuovo sottotitolo di Islam, petrolio e il grande scontro in Asia centrale rendendo così ancora più chiaro come la storia del movimento talebano non sia importante solo ai fini delle vicende afghane, ma rivesta un’importanza assai più ampia.

Talebani affronta nei dettagli la nascita e lo sviluppo del movimento degli studenti islamici (Taliban significa proprio studente) che dalle madrase (le scuole coraniche) disseminate tra Pakistan ed Afghanistan arrivarono di fatto ad unificare il paese afghano. Il movimento talebano nacque come reazione alla frammentazione in cui si trovava il loro paese, lacerato da infiniti contrasti tra innumerevoli “signori della guerra”, con la capitale Kabul del tutto impotente di fronte a queste “autonomie locali”. Rashid segue gli studenti passo passo nella loro discesa in campo e nella formazione del loro esercito, mostrando come il ruolo della loro concezione religiosa islamica sia servito nella costruzione di un armata apparsa presto invincibile.

Rashid passa inoltre in rassegna le alleanze tra i vari gruppi etnici afghani, rapporti che continuano ad avere il loro peso anche oggi nel decidere le sorti del governo che risiede a Kabul. Una ragnatela diplomatica che da locale è diventata sempre più estesa fino a diventare mondiale, oggi quello afghano è uno dei conflitti aperti più importanti del pianeta, e gli sviluppi saranno fondamentali nel modellare la futura composizione della politica internazionale. Dagli scontri tra Pashtun, Tagiki, Uzbeki e via dicendo si è arrivati al supporto dei paesi vicini, ognuno favorendo il proprio gruppo etnico di riferimento. Giungendo quindi alla situazione odierna in cui l’Afghanistan riguarda sempre più grandi potenze come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti, intervenuti a seguito degli attentati del 2001 e in procinto di lasciare il paese, nel 2014.

Nel libro viene analizzata a fondo l’ideologia che supporta i talebani ma soprattutto, nell’ultima parte, vengono presi in considerazione i motivi per cui questa guerra è così importante sulla scena internazionale. In Afghanistan ci sono fortissimi incroci di interessi: dagli oleodotti che trasportano il petrolio dell’Asia Centrale, allo scontro tra sunniti e sciiti – dietro al quale sono due grandi nemici come Iran e Arabia Saudita – ma c’è anche il grande business del traffico di droga. Un traffico al quale i talebani hanno tentato di opporsi senza successo e che vede forti responsabilità statunitensi, non va infatti dimenticato che la produzione di eroina divenne una delle principali fonti economiche della resistenza contro l’Unione Sovietica, e da più parti si fa risalire questa pratica alla CIA. Oggi nel traffico di droga ha forti interessi anche l’estremismo islamico, il che rappresenta una vera e propria minaccia per la regione centroasiatica.

Il seppur datato libro di Ahmed Rashid, insieme a tutte le opere che ne sono seguite, permette di capire molto riguardo quello che sta succedendo, ponendo le basi per la decifrazione di un’area “calda” che non sembra in procinto di raffreddarsi, tantomeno ora visto che dopo il ritiro americano i talebani diventeranno protagonisti a tutti gli effetti, anche in campo politico. Sapranno gli studenti giunti dalle madrase far parte di un Afghanistan che si spera pacificato? La loro visione dell’Islam dove può scendere a compromessi con le altre confessioni, e dove non può che esserci battaglia? Tutte questioni alle quali il libro di Rashid offre se non risposte almeno importanti spunti di riflessione.

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Giu 12, 2013 @ 22:13:20

    Lo studio di Ahmed Rashid, fa leva sull’incapacità pashtun, prima che talebana, di trattare alla pari, o comunque con maggior flessibilità le etnie non pashtun dell’Afghanistan centro-settentrionale (Hazara in primis, perché shiiti, ma anche Tagiki, Turkmeni, Usbechi, ecc.)
    In questa dinamica il fallimento talebano nel 1995-2001, si inserisce nelle alttettanto brutali campagne dell’Emiro di Ferro Abdur Rahman Khan (1880-1901), nella conquista delle terre fino all’Amu Darja, citando gli spaventosi massacri di Hazara del 1888 e 1893, con modalità genocidarie che toccarono il 50% della popolazione hazara.
    Poi sotto Habibullah I (1901-1919) e soprattutto sotto Zahir Shah (1933-1973), la situazione fu “addolcita”, ma il precario equilibrio, raggiunto soprattutto sotto l’ultimo sovrano afghano, andò a pezzi con l’invasione sovietica del 1979-1989, e le sue devastanti conseguenze, di cui anche i Talebani sono figli.
    A mio parere, l’unica cosa ragionevole, prima del ritiro del contingente nato, sarebbe quello di creare due stati: uno centro-settentrionale sotto la protezione di Iran, Russia e Cina, e un Pashtunistan in mano ai Talebani, sotto la protezione di Pakistan, Arabia Saudita e Qatar.
    Almeno da separati, sarebbero un po’ meno scontenti e si potrebbe, forse trovare un maggior equilibrio geopolitico, in vista di una pur necessaria pacificazione dell’area…..

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    • londonpiotr
      Giu 12, 2013 @ 22:30:41

      Temo che invece prima di andarsene faranno dei gran disastri… Stanno smollando Karzai e intessendo relazioni con i Talebani. Forse gli americani sono talmente folli da pensare di poterli usare in chiave antirussa e anticinese.

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  2. mirkhond
    Giu 12, 2013 @ 22:42:31

    In sostanza, ripetendo la strategia del 1994-2001.
    E che cavolo l’hanno fatta a fare una guerra e un’occupazione devastante, che dura da 12 anni?

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  3. mirkhond
    Giu 12, 2013 @ 22:43:35

    Qua, insomma l’unico vero impiastro sarebbero proprio gli U$A…..

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    • londonpiotr
      Giu 12, 2013 @ 22:51:30

      Gli USA riescono ad essere impiastri ovunque: si creano nemici futuri, gestiscono tutto nel modo peggiore. A loro manca completamente la visione a lungo termine, per questo appoggiano sempre i piu’ “estremisti” che poi gli si ritorcono contro, come l’UCK in Kosovo.

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  4. mirkhond
    Giu 13, 2013 @ 00:32:40

    Il problema è che sono potenti e c’hanno l’atomica.
    Purtroppo…

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