Israele e Turchia scalderanno l’Europa?

Una recente notizia potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici del Mediterraneo, ancora più della guerra in Siria; Israele ha infatto dato il via alla produzione di gas presente nelle riserve scoperte davanti alle sue coste (anche se il Libano rivendica parte di quei giacimenti come propri).

Il gas provienente dal giacimento di Tamar, estratto da compagnie israeliane ed americane, per ora è destinato al consumo interno, ma si prevede che Israele possa iniziare ad esportare nell’arco di due o tre anni. L’obiettivo israeliano è quello di rifornire di gas il mercato europeo, anche se il farlo con gasdotti propri al momento sembra essere una chimera. Gli equlibri ed i rapporti che il gas di Tamar va a toccare sono molti, a partire dai rapporti israelo-turchi.

Il gas israeliano infatti per giungere in Europa ha infatti bisogno dei gasdotti delle infrastrutture turche, e non sembra una coincidenza il fatto che le relazioni tra Tel Aviv ed Ankara abbiano cominciato a migliorare durante la visita in Medio Oriente del presidente americano Barack Obama, arrivando a quella che sembra essere una vera e propria riconciliazione con le scuse ufficiali fatte alla Turchia da parte del presidente israeliano. La Turchia quindi torna ad essere fondamentale per il futuro energetico europeo, come nel caso del gas azero, nonostante la ritrosia di parte dell’Unione Europea ad accogliere la richiesta d’ingresso turca nell’Unione. E non è un caso nemmeno il fatto che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan abbia recentemente fatto la sua prima visita ufficiale a Bruxelles.

La politica estera turca si fa sempre più attiva come dimostrano i recenti viaggi diplomatici nella sia nella regione che al di fuori di essa, fino ad arrivare in Mongolia. Turchia che si pone sempre più in diretta concorrenza con l’Iran, specie per quanto riguarda l’Iraq: se Ankara punta ai giacimenti petroliferi del Kurdistan (da raggiungere attraverso la pacificazione con i kurdi), Teheran sta ridando impulso alla realizzazione del gasdotto Iran – Iraq –Siria (dove anche questo gasdotto dovrebbe avere come destinazione finale l’Europa), la cui progettazione ha covato sotto le ceneri del conflitto siriano, e che forse con quel conflitto può essere messo in relazione. L’Iraq è infatti strettamente legato all’Iran ed i pericoli di una separazione del nord kurdo (con appoggio turco) rischiano di minare la già precaria stabilità del paese.

Ma gli attori interessati dal gas israeliano sono molti, come la Russia che, per evitare di vedere compromessa la sua posizione di fornitore di gas all’Europa in regime di (quasi) monopolio ha investito in Tamar circa 5 bilioni di dollari con l’intento di dirottare il gas verso altri mercati; vi sono poi il Libano e Cipro, tagliati fuori dal percorso del nuovo gasdotto (e quindi dagli introiti ad esso collegati). Il gasdotto marino che porterà il gas israeliano in Turchia prenderà infatti il posto dell’ormai insicura Arab gas pipeline, che via terra riforniva Israele di gas egiziano per poi arrivare in Turchia attraverso Siria e proprio il Libano. Cipro invece sconta le tensioni con la Turchia in merito allo status dell’isola, ben simbolizzate dal bando turco verso le compagnie che dovessero fare esplorazioni in acque cipriote non riconosciute da Ankara, e tra le vittime di questa misura risulta essere anche l’italiana ENI, che con la Turchia collaborava nel progetto, ormai congelato, dell’oleodotto Samsun-Ceyhan, destinato a portare sulle rive del mediterraneo il petrolio russo e kazako.

La guerra siriana rischia quasi di restare sullo sfondo di fronte ai mutamenti diplomatici che il gas israeliano porterà nella regione, insieme ad un’ennesima rivincita turca verso Bruxelles…

http://networkedblogs.com/JXDaZ
http://www.naturalgasasia.com/iran-could-earn-1.5-2mn-a-day-from-gas-exports-to-iraq
http://en.trend.az/capital/energy/2132688.html
http://temi.repubblica.it/limes/strategie-energetiche-per-il-dopoguerra-in-siria/43385
http://en.trend.az/news/politics/2137977.html

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