Scritto per Asia Blog

No, e sicuramente non per causa delle minacce del regime di Pyongyang. La Corea del Nord sta giocando al rialzo una partita a poker, che rischia di concludersi con la sua scomparsa dalla cartina geografica del pianeta.

 Gli armamenti in mano al regime nordcoreano, allo stato attuale delle conoscenze, non sembrano poter tradurre in realtà le minacce di colpire il suolo statunitense, potrebbero al massimo raggiungere delle basi militari americane nel Pacifico, come Guam. In realtà, l’ultima  generazione di missili Taepodong, la numero 3, potrebbe colpire gli USA, tuttavia le prove sperimentali sinora fatte (nel 2009 e nel 2012) sono state fallimentari. L’unico lancio avvenuto con successo ha portato in orbita un satellite (secondo USA e Corea del Sud si trattò di un test missilistico camuffato), ed in ogni caso sostengono numerosi esperti che se mai tali missili dovrebbero essere lanciati con esito positivo questi non avrebbero una grande carica esplosiva. Per quanto riguarda l’annunciato riutilizzo nordcoreano del complesso nucleare di Yongbyon, i tempi previsti perchè rientri in funzione sono di almeno tre mesi, essendo stata la centrale smantellata in occasione delle trattative sul disarmo del 2007.

La situazione internazionale se da un lato spinge Pyongyang ad osare dall’altro non è favorevole alla Corea del Nord. Il regime nordcoreano sa che in Asia le tensioni tra Pechino e Washington sono in aumento. In seguito al recente infiammarsi delle contese territoriali della Cina e i suoi vicini, con “teoria del pivot”  l’amministrazione Obama ha dichiarato la sua volontà di intervento nella regione. Pyongyang sta cercando di ottenere il massimo vantaggio con la massima minaccia, ma rischia di restare con un pugno di mosche. I dirigenti nordcoreani sanno benissimo che la Corea del Sud non è più quella della distensione degli scorsi decenni e che reagirebbe prontamente ad una provocazione come quella del 2010, quando il nord affondò la nave sudcoreana Cheonan. Una Corea unificata ed a “guida” americana non è comunque quello che vorrebbe Pechino, e la Corea del Nord finora è stata un comodo “stato cuscinetto”; una riunificazione delle due coree non la vuole forse nemmeno il Giappone, sempre più bersaglio del crescente nazionalismo sudcoreano.

L’ex Impero Celeste sembra aver abbandonato Pyongyang, preoccupandosi più che altro di eventuali afflussi di profughi nordcoreani nelle regioni cinesi di confine. Pechino potrebbe poi usare la “carta nordcoreana”, ossia il non intervento, per arrivare con Washington ad accordi su questioni di ben altro interesse, in Asia e non. La Russia non si è particolarmente mossa nella difesa di Pyongyang, limitandosi ad appellarsi a Corea del Nord e USA affinché si giunga ad un intesa diplomatica. Mosca ha interessi energetici in entrambe le Coree e l’ultima cosa che vorrebbe è una guerra sulle sue future pipelines. Dietro alle minacce nordcoreane potrebbero anche esserci possibili (probabili?) lotte di fazione tra un ragazzo diventato leader troppo presto ed una parte della classe dirigente che vorrebbe estrometterlo dal potere, anche per via del suo almeno apparente riformismo, spostando l’attenzione verso l’esterno. E questa tesi sembra confermata dal recentissimo avvicendamento alla carica di primo ministro della Corea del Nord. Pak Pong-ju, 74 anni, che gia’ tra il 2003-2007 aveva ricoperto questa posizione, viene considerato un ‘riformista’ in materia economica.

Gli USA non dovranno farsi trascinare nella trappola, come dovranno tenere a freno gli alleati sudcoreani, dato che una scomparsa della Corea del Nord ed una Corea unificata da Seoul non è desiderata praticamente da nessuno, e Kim Jong-Un questo lo sa bene. Tuttavia gli USA potranno usare questa crisi per distogliere l’attenzione dai prossimi incontri di Almaty, in Kazakistan, relativi al nucleare iraniano. Il taglio del budget militare statunitense rende difficoltoso aprire una crisi sia in Corea del Nord che in Iran. E Teheran sta diventando sempre più un utile alleato futuro in vista della gestione del ritiro dall’Afghanistan. Nonostante parte della stampa statunitense paventi possibili legami tra Iran e Corea del Nord, un legame esiste ma di tutt’altro tipo.

Tornando alla domanda iniziale, una Terza Guerra Mondiale non sembra assolutamente in vista, ma la Storia non è (del tutto) una scienza esatta. Dovremmo essere abbastanza lontani dai tempi della Belle Epoque, con buona pace della Corea del Nord, l’ultimo grande baro di un’epoca forse ormai conclusa, sperando però non voglia darsi un finale col botto.

http://www.vancouversun.com/news/NKorea+parliament+meet+closely+watched+session+amid+festering/8177394/story.html

http://www.atimes.com/atimes/World/WOR-02-020413.html

http://news.nationalpost.com/2012/02/13/graphic-dprk-intentions/

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/30/russia-us-north-korea-restraint

http://highplainspunditnation.com/a-power-struggle-taking-place-within-the-leadership-of-north-korea/

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