L’Uzbekistan tra americani senza passato e misteriosi attacchi di cuore

In Asia Centrale gli animi si scaldano sempre di più e le preoccupazioni per il futuro dell’area aumentano giorno dopo giorno, e sembra proprio che da qui al 2014 potrebbero mutare molti degli equilibri della regione, e l’Uzbekistan sarà probabilmente uno dei protagonisti di tali cambiamenti.

La decisione uzbeka di autosospendersi dalla CSTO (Collective Security Treaty Organization), organizzazione internazionale guidata dalla Russia, ha infatti aperto una “falla” nella rete delle relazioni diplomatiche dell’Asia Centrale, e gli Stati Uniti sembrano avere tutto l’interesse ad inserirsi come un cuneo facendo leva proprio sull’Uzbekistan.

La politica americana nella regione ha recentemente voltato pagina, mettendo in secondo piano la questione del rispetto dei diritti umani, anteponendo a questi scelte banalmente più strategiche. Gli USA infatti hanno un disperato bisogno di andarsene dall’Afghanistan, cosa impossibile senza “stati amici” nella regione. Il livello dell’”amicizia” richiesta dagli statunitensi varierà a seconda delle scelte che verranno fatte a Washington, ma resta il fatto che i pessimi rapporti con il Pakistan rendono difficile lasciare materialmente il teatro afghano, figurarsi mantenere un eventuale controllo indiretto.

Gli Stati Uniti, in collaborazione con la NATO e con le forze armate inglesi, stanno rifornendo l’Uzbeksitan di armi da guerra moderne e sofisticate, inclusi dei droni realizzati per la sorveglianza del territorio, il che preoccupa gli altri paesi della regione. L’Asia Centrale vive infatti uno stato di tensioni latenti tra Uzbekistan da un lato e Tagikistan e Kirghizistan dall’altro. Il rischio concreto è che gli Stati Uniti stiano gettando benzina sul fuoco che cova sotto la cenere centroasiatica. La risposta americana a tali obiezioni non sembra essere rassicurante: gli USA hanno infatti espresso la volontà di aiutare militarmente anche Tagikistan e Kirghizistan.

Sembra che gli americani davvero non riescano ad imparare dagli errori del passato, scegliendo come “partnerpaesi dalla dubbia affidabilità e che potrebbero in seguito creare molti più problemi di quanti aiutino a risolverne. L’Uzbekistan in Asia Centrale ha una pessima fama, e viene visto come un alleato inaffidabile; il fatto che possa diventare un attore economico e militare di primo piano inquieta, e non poco, le diplomazie centroasiatiche. Tuttavia la stessa Russia potrebbe avere interesse a che la tensione nella regione si alzi, giustificando così un attivo interventismo di Mosca in nome della sicurezza e della difesa degli interessi dei membri della CSTO.

E proprio la CSTO si è riunita il 26 marzo, attorno ad una tavola rotonda dedicata alle problematiche che sorgeranno in Asia Centrale dopo il ritiro americano dall’Afghanistan. In questa occasione si è anche parlato della presenza americana in Kirghizistan, sottolineando come una volta scaduti gli accordi, nel 2014, le autorità di Bishkek dovranno decidere su un eventuale rinnovo della concessione. Insieme all’autonomia decisionale kirghisa si è sottolineanto come la CSTO preveda l'”assistenza” tra i paesi membri.

Nel frattempo i media centroasiatici hanno dichiarato che il presidente uzbeko Karimov avrebbe recentemente avuto un attacco di cuore. Della notizia, lanciata da un oppositore uzbeko lontano dal paese da circa 20 anni, non sono state trovate confeme ma resta il fatto che un’eventuale lotta per la successione al potere in Uzbekistan avrebbe un effetto dirompente sulla geopolitica della regione.

Che siano cominciate le prove generali per una destabilizzazione dell’Asia Centrale?

 

http://www.eurasianet.org/node/66742

http://www.eurasianet.org/node/66743

http://enews.fergananews.com/news.php?id=2524

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