Si scrive Cipro ma si legge Israele, storie di gas al tempo della crisi

La crisi cipriota sta diventando sempre più una questione geopolitica, Cipro è alle prese con una gravissima crisi economica pur detenendo il 40% del gas necessario all’Europa. Il governo di Nicosia sta disperatamente cercando di usare i diritti di estrazione di tali giacimenti in cambio di aiuti per uscire dalla crisi. Gli importanti giacimenti sono stati infatti scoperti solo recentemente e , sebbene diverse  compagnie petrolifere tra cui l’italiana ENI siano già al lavoro, non saranno produttivi prima di diversi anni.

Tali giacimenti sono al largo delle coste della parte greca di Cipro, anche i fondali marini della parte nord potrebbero essere ricchi di gas, ma la Turchia sta impedendo vengano fatte trivellazioni rivendicando tali acque territoriali come sue. Di fatto Ankara chiede a Nicosia di dividere i futuri introiti dovuti al gas, le autorità rispondono che condizione preliminare è l’unificazione dell’isola, alcuni analisti ritengono che una soluzione di compromesso possa essere la realizzazione di una compagnia per lo sfruttamento dei giacimenti, comune a tutta l’isola e con una forte presenza turca.

Il gas di Cipro preoccupa fortemente la Russia, che non vuole arrivare ad uno scontro con la Turchia. Inoltre Mosca non vede assolutamente in maniera positiva la possibilità che tali giacimenti possano essere usati congiuntamente da Cipro e Israele, risultando così notevolmente indebolita la sua presenza nel Medio Oriente. La Russia inoltre,  sta tentando di essere presente nell’area per contrastare la possibilità che Israele faccia accordi con la Turchia, che farebbe da transito, per vendere il suo gas all’Europa.

E non è forse un caso che la crisi di Cipro coincida con un rilassamento delle tensioni tra Israele e la Turchia, entrambi con forte interesse ai giacimenti ciprioti. Infatti Turchia ed Israele non riconoscono  la convenzione marittima di Montego Bay, secondo la quale i diritti di sfruttamento dei fondali si estendono per 200 miglia nautiche dalle coste. Non riconoscere tale convenzione significa negare che i giacimenti di cui sopra appartengano a Cipro.

Ma anche la Russia ha interessi comuni con Israele, avendo recentemente firmato un accordo per lo sfruttamento del giacimento di Tamar, una joint-venture israelo-statunitense. L’obiettivo è diversificare i suoi mercati e dipendere meno dall’Europa. Perchè se è vero che l’Europa dipende dalla Russia come acquirente è pur vero che la Russia dipende dall’Europa come fornitore. Mosca infatti sta cercando di trovare altri mercati, come la Cina, dove vendere il suo gas.  Mosca si trova a fare scelte da equilibrista, impedendo da un lato che l’Europa trovi altre fonti di approvigionamento ma allo stesso tempo cercando di ampliare la rosa dei suoi acquirenti.

E Cipro? Cipro si trova in una situazione in cui può contare molto in giochi geopolitici più grandi di lei, e sembra che di certo non sarà l’Europa che la tirerà fuori dai guai; a meno di non suscitare le ire di molti altri paesi. Molto più vicini di Bruxelles

http://carlobertani.blogspot.com/2013/03/un-casino-pazzesco.html

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL6N0CA9I020130318

http://networkedblogs.com/JwQar

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/cipro-piede-fuori-dalleuro-e-russia-rifiuta-gas-anche-per-non-litigare-con-ankara/538657/

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