Vladimir Putin, un presidente tuttofare; l’Unione Europea come modello imperiale

Ma la Russia è in crisi? Questa la domanda alla quale bisogna trovare una risposta se si vuole inquadrare il ruolo che Mosca giocherà nel futuro prossimo venturo. La Russia è attivissima in campo internazionale, questo è certo, ma questo attivismo è indice di forza e crescita di una nazione che si sta risollevando o è l’annaspare di chi affonda? Il rischio è che le analisi intorno alla Russia siano falsate da pregiudizi ideologici e da timori dettati dal passato. Inoltre il “produttivismo” occidentale, dove l’economia regna sovrana, potrebbe erroneamente concentrarsi su visioni a breve termine, senza la “fantasia” necessaria per disegnare un quadro di lunga durata.

Come ha dichiarato lo stesso Putin il futuro russo si chiama Unione Eurasiatica, progetto lanciato da Mosca nell’ottobre 2011 e subito appoggiato da Bielorussia e Kazakistan; l’obiettivo è creare una vera e propria istituzione sovranazionale. Il modello richiamato da Putin è quello dell’Unione Europea, e come quella l’Unione Eurasiatica si trova infatti sbilanciata con una preponderanza del lato economico su quello politico, nonostante l’individuare il confine tra i due aspetti non sia mai facile. Dal 1° gennaio 2012 Russia, Bielorussia e Kazakistan hanno dato vita ad uno Spazio Economico Comune, ampliamento della già esistente Unione Doganale tra i tre paesi e premessa della futura Unione Eurasiatica.

Molti analisti ritengono che Mosca stia ricreando una sfera d’influenza quale era ai tempi dell’URSS, anche visto l’interesse di altri paesi ex-sovietici a fare parte del progetto, come Tagikistan e Kirghizistan. Tuttavia la volontà russa di procedere su un piano economico, e solo in un secondo momento politico, ricorda come la dissoluzione dell’URSS abbia notevolmente complicato lo scenario obbligando Mosca a giocare cautamente e su più fronti. Un confronto tra la fu Unione Sovietica ed una futura Unione Eurasiatica mostra come fattore determinante, per il peso economico e politico della futura organizzazione, sarà l’ingresso o meno dell’Ucraina. Gli oltre 44 milioni di ucraini potrebbero bilanciare un’Unione Eurasiatica proiettata verso est, rendendo maggiormente stabile la leadership russa.

Le sfide che Mosca dovrà affrontare sono molte, a partire dalla sua stessa politica interna. Innanzitutto l’autoritarismo di Vladimir Putin rischia di frenare la crescita dell’Unione Eurasiatica, o comunque di darle basi non solide. Inoltre se la Russia vuole porsi come perno eurasiatico dovrà riuscire a crearsi un’identità conseguente, il che non sembra facile. Armonizzare la componente slava della popolazione con la componente asiatica o caucasica può rivelarsi per i governanti russi un’impresa molto complicata. Vi sono poi le problematiche legate all’Asia Centrale ex-sovietica, area in gran parte priva di infrastrutture dove Mosca dovrà effettuare ingenti investimenti e creare un rapporto con le istituzioni locali che al momento non può essere definito di fiducia. Emblematico il caso delle recenti ispezioni nella base 201, in Tagikistan. Controlli a sorpresa hanno rivelato uno stato disastroso delle forze là dislocate, al punto che gli ordini inviati da Mosca non sarebbero nemmeno stati recepiti, e questo in una base che avrebbe il compito di pattugliare il confine con l’Afghanistan, una delle zone geopoliticamente più “calde” per la Russia.

Per arrivare alla realizzazione dell’Unione Eurasiatica, e soprattutto per un’Unione che preveda l’Ucraina, Mosca sembra intenzionata ad usare ogni mezzo, come dimostrato dalle recenti prese di posizione a proposito del gas turkmeno. Gazprom infatti, come riporta l’analista Valentyn Zemlianski, sta usando tutti i contratti in essere con il Turkmenistan per far fallire gli accordi tra lo stato centrasiatico e Kiev, relativi alla ripresa di forniture di gas all’Ucraina interrotte nel 2006. L’Unione Eurasiatica rischia di aggravare le difficoltà che la Russia sta vivendo nelle relazioni internazionali: contrasti con la Cina, la quale oltre a non gradire la realizzazione dello Spazio Economico Comune, che rischia di danneggiarla, ha con Mosca forti dissapori sulle forniture di gas; contrasti con l’Unione Europea, come ben esemplificano le costanti accuse contro Gazprom; contrasti con gli USA, che temono, come dichiarato da Hillary Clinton, una ri-sovietizzazione della regione.

Quindi una Russia che rischia di essere meno forte di quanto sembra e che per il momento tra i partner su cui contare ha certamente la Bielorussia e l’ENI, con il quale i rapporti sono sempre più stretti, come dimostrano i recenti accordi firmati tra Rosneft ed ENI Trading & Shipping, divisione logistica della compagnia italiana. E nel frattempo anche l’Unione Europa potrebbe trarre spunti di riflessione

http://www.eurasianet.org/node/66600
http://networkedblogs.com/IEcjp
http://networkedblogs.com/IP2AT
http://www.universalnewswires.com/centralasia/turkmenistan/viewstory.aspx?id=13659

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