La Corea del Nord prigioniera di sé stessa

Scritto per Asia Blog

I recenti test nuclerari nordcoreani hanno (ancora una volta) acceso i riflettori su quello che è uno dei paesi più remoti del pianeta. Della Corea del Nord si sa pochissimo, gli accessi al paese sono rigidamente controllati (i turisti sono ammessi solo con viaggi organizzati) e le comunicazioni ancora di più (i telefonini sono ritirati alla frontiera e restituiti in uscita), e quello che si sa rischia di essere profondamente influenzato da motivi propagandistici, in un senso o nell’altro.

Ecco che i test nucleari diventano la voce della Corea del Nord, ma bisogna saperli leggere e non è un linguaggio facile. A prima vista il messaggio che sembra provenire da Pyongyang è semplice: la scelta di rompere le relazioni con la comunità internazionale e proseguire sulla via dell’armamento nucleare; in realtà la situazione è molto più complessa.

La Corea del Nord dipende in gran parte dagli aiuti internazionali, e la politica dei test rappresenta un tentativo di negoziare l’entità di tali aiuti, un “alzare la posta” minacciando il resto del mondo con le sue armi nucleari. E proprio questa ricerca di attenzione internazionale mostra tutta la debolezza nordcoreana, il bisogno di spazio mediatico per affermare di esistere. Si perchè sempre più l’esistenza del regime comunista di Pyongyang sembra diventare anacronistica, parte di un mondo superato, come se la Corea del Nord fosse rimasta incastrata negli ingranaggi della Storia e l’orologio del tempo si fosse fermato.

Già a dicembre Kim Jong-un aveva approfittato delle vicende internazionali per effettuare test militari. Mentre la Cina cambiava i suoi vertici, gli Stati Uniti eleggevano il loro Presidente e si tenevano elezioni in Giappone e Corea del Sud, la Corea del Nord lanciava il suo missile. E geopoliticamente la situazione nordcoreana si fa sempre più difficile, come dimostra il voto cinese sulla risoluzione 2087 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (22 gennaio 213) denunciante la politica nucleare di Pyongyang, voto al quale ne sono seguiti altri senza che la Cina modificasse la sua posizione.

La Cina infatti si trova di fatto alle prese con una “questione nordcoreana”. Pechino ha ormai abbandonato la difesa incondizionata dello storico alleato, temendo che la politica di Kim Jong-un alteri l’equlibrio regionale a scapito degli interessi, e degli affari, cinesi. Tuttavia un aggravarsi delle condizioni della popolazione nordcoreana potrebbe portare alla nascita di sentimenti filo-occidentali ed un esodo di profughi verso il confine cinese. Pechino quindi si trova a dover evitare un collasso nordcoreano, che dirotterebbe inoltre gli investimenti sudcoreani in Cina, ma allo stesso tempo a voler un cambio di rotta nel regime di Pyongyang; da qui il votare con gli altri menbri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ma allo stesso tempo la rassegnazione al fatto che la Corea del Nord possegga armamenti atomici.

Anche il regime nordcoreano si trova di fronte a scelte difficili. La prospettiva di una riunificazione con la Corea del Sud sembra sempre più lontana anche per motivi generazionali (i giovani sudcoreani sono sempre più indifferenti alle sorti del vicino del nord) ed il sentirsi soli contro il mondo, favorito anche dall’ideologia nazionalista dello Juche, porta Kim Jong-un ad accentrare cariche e potere, creando una classe di delusi (specie militari) possibile opposizione futura. Ma d’altra parte diversi segnali sembrano indicare che Pyongyang sia consapevole di doversi “modernizzare” per non perdere l’appoggio della propria popolazione.

Recentemente i cittadini nordcoreani hanno potuto assistere al concerto di una rock band femminile in minigonna e con maschere di topolino, e Kim Jong-un ha deciso di tenere il tradizionale discorso di inizio anno in tv, cercando quindi un maggior contatto con la popolazione. Inoltre in Corea del Nord è appena stato ospite Eric Schmidt, responsabile esecutivo di Google. Ufficialmete Schmidt faceva parte di una delegazione con l’incarico di trattare la liberazione di una guida turistica statunitense detenuta per “possesso illegale di strumenti tecnologici” (altra prassi usata da Pyongyang per le trattative internazionali), ma non è escluso i colloqui abbiano affrontato anche altri temi.

In conclusione la Corea del Nord si trova di fronte a scelte molto complesse e deve scegliere se sopravvivere o perire. Il pericolo è che Sansone diventi un concreto modello politico.

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