Tra Russia e Cina, sottili equilibri e conflitti in potenza

Scritto per East Journal

Parlare dell’Asia Centrale è sempre difficile perchè, citando Pirandello, è “uno nessuno e centomila”. Infatti se da un lato stiamo parlando di una regione ben precisa dall’altro le differenze tra le cinque repubbliche centroasiatiche sono talmente notevoli da rendere vano un discorso unitario. Ma l’Asia Centrale rischia di essere anche nessuno, ossia di essere annullata dalla presenza di due ingombranti vicini come Russia e Cina.

Se infatti tradizionalmente il “Grande gioco” centroasiatico era tra la Russia degli zar e l’Impero britannico (poi tra URSS e USA), oggi a contendersi la regione ci sono una Russia neoimperiale ed una Cina quasi schiava della sua crescita economica. Entrambe le grandi potenze dominano una organizzazione internazionale che coinvolge anche la maggior parte delle repubbliche centroasiatiche: la Russia la CSTO (Collective Security Treaty Organization) e la Cina la SCO (Shanghai Cooperation Organization).

L’equilibrio tra le due potenze è dinamico ma al momento sembra attestarsi intorno a due parole chiave: sicurezza e commercio. La CSTO possiede delle solide strutture militari ed una notevole capacità di intervento, la SCO invece in questo campo sta muovendo i primi passi attraverso manovre ed esercitazioni congiunte, come avvenuto nel corso del 2012 in Tagikistan. Mentre la SCO nasce come organizzazione di mutua assistenza, la CSTO nasce con un’impostazione più schiettamente militare e dal 2009 si è dotata anche di una forza di intervento rapido (Collective Rapid Reaction Force).

Tuttavia una visione ottimista in cui Russia e Cina si spartiscano le aree di influenza in Asia Centrale sembra destinata ad essere messa in discussione dalle future scelte delle due potenze. La Russia infatti sta pressando i paesi centroasiatici affinchè entrino nell’Unione Doganale che il govero russo vorrebbe diventasse una Unione Euroasiatica. Questo comporterebbe un controllo centralizzato delle politiche doganali nella regione, crando non poche difficoltà al commercio di prodotti cinesi. Dal canto suo la Cina sembra sempre più attenta alla possibile minaccia di disordini nella regione che metterebbero in pericolo i suoi investimenti, ma soprattutto sarebbero una minaccia inacettabile per la sua stabilità interna.

In particolare la situazione è di notevole importanza per Kirghizistan e Tagikistan, stretti tra la morsa degli investimenti cinesi (volti a “proteggere” lo Xinjiang) e della minaccia russa di rivalersi sugli immigrati centroasiatici, le cui rimesse in patria costituiscono una parte notevole del PIL. A livello ufficiale Russia e Cina ostentano ottimismo e negano eventuali frizioni ma l’Unione Doganale russa non sembra riscuotere consensi unanimi, e l’”indifferenza” cinese potrebbe essere solo il risultato di politiche future che Pechino non ha ancora del tutto elaborato.

A completare il quadro anche gli USA, che hanno recentemente presentato il documento relativo alla loro futura politica centroasiatica. Quello che ne emerge è come il ritiro dall’Afghanistan renda meno strategica una presenza americana in Asia Centrale e di come esista la consapevolezza che ogni eventuale politica non può prescindere da rapporti perlomeno cordiali con la Russia, fino ad arrivare ad una vera e propria collaborazione. Significativamente la questione dei diritti umani è stata notevolmente ridimensionata rispetto al passato, il che ben si accorda al persistere in Asia Centrale di regimi non rispettosi dei più elementari diritti umani e civili.

http://www.eurasianet.org/node/66515

http://www.eurasianet.org/node/66495

http://www.opendemocracy.net/od-russia/li-lifan-raffaello-pantucci/decision-time-for-central-asia-russia-or-china

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