Eduard Limonov, quando l’arte si fa azione. Vita standard di un venditore di illusioni

Confidando di tornare presto ad occuparci di temi piu pertinenti pubblichiamo un omaggio a Limonov scritto per East Journal

Il compagno Limonov è morto! In una gelida mattina di gennaio sotto ad un cielo cristallino moscovita il corpo del grande patriota è stato trovato in un vicolo di Solntsevo crivellato da proiettili calibro 6,35mm, il giusto mix tra potenza e precisione, perfetti per un lavoro fatto bene e con stile.

Gli inquirenti nutrono stretto riserbo sulle cause che hanno portato alla morte del camerata Limonov, tentando di accreditare la versione che Lymonka (lo stesso nome della rivista di opposizione da lui fondata nel 1991 al ritorno in Russia dalla Francia) sia stato vittima di un regolamento di conti all’interno del milieu criminale moscovita, sfruttando la biografia non certo immacolata del più grande scrittore russo vivente, ora non più. Cresciuto in Ucraina come un teppista il defunto compagno ha trovato la sua via di realizzazione nella scrittura (si legga Eddy-baby ti amo) ma senza dimenticare il lato oscuro della società, con spirito proletario e rivoluzionario.

Tuttavia le persone più vicine a Limonov mettono l’omicidio in relazione alla sua attività politica. Limonov fondatore al rientro in Russia (dalla quale mancava dal 1974) del Partito Nazional Bolscevico è stato un feroce avversario di Vladimir Putin, nonchè leader del gruppo di opposizione “L’Altra Russia”. Emigrato, con passaporto israeliano, prima in America e poi in Francia, Eduard ha conosciuto la miseria e condiviso la voglia di riscatto delle classi più umili e misere (per il periodo americano si veda il Diario di un fallito). Scrittore da sempre politicamente impegnato, Limonov è stato attivamente presente anche in campo internazionale, in particolare nelle guerre della ex Jugoslavia e nel Caucaso (esperienze descritte nel Libro dell’acqua).

L’ultimo arresto prima della morte risale al 31 dicembre 2012, in occasione della ricorrente manifestazione di protesta che il 31 di ogni mese denunciava la mancata applicazione dell’art. 31 della Costituzione russa, ossia il diritto di riunione; il rilascio venne dopo qualche giorno. Da sempre contro, Limonov è stato perseguitato sia dal KGB che dalla CIA e non apprezzato dalla cultura borghese occidentale (in America i suoi libri vennero costantemente rifiutati) come da quella comunista (riteneva la differenza tra Russia ed America non essere che nella maggior modernità del sistema repressivo americano). Egli è erede di quella figura di intellettuale scomodo, avverso al potere costituito. Politicamente eterodosso, Limonov dapprima alleato con Vladimir Zhirinovsky ruppe poi con questi accusandolo di essere un moderato.

Limonov non è mai stato un moderato, nè come scrittore nè come politico, ed il suo ruolo di intellettuale scomodo glielo avrebbe comunque impedito. Figlio della cultura sovietica e della ribellione punk, (sotto)cultura che conobbe a Karkov e che lo permeò sempre, Eduard ha avuto come missione quella di épater le bourgeois e anche sè stesso, sfidando la vita sui campi di battaglia e nelle strade più infime senza arrendersi al suo destino di intellettuale borghese. Al suo funerale un’umanità varia ed incredula: prostitute cecene piangevano abbracciate a ballerine francesi, giovani punk russi scolavano bottiglie offerte da mercenari della Transnistria. La vita si stringeva intorno alla morte, quella di un uomo che ha vissuto, intensamente vissuto… Ma ormai il sipario è calato e Mosca piange uno dei suoi figli migliori.

Non sono in realtà sicuro Limonov sia morto davvero, il mio informatore e’ un dannato circasso ubriacone, ma sono convinto che a lui piacerebbe questo pezzo se mai lo dovesse leggere. Lunga vita a Limonov! Lunga vita alla rivoluzione!

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