Mi suicido quindi sono, la morte volontaria e la spettacolarizzazione del fallimento: crisi economica e crisi culturale

teenage_angst__suicide__by_saccharinesmile

“Giudicate forse secondo voi stesso?”
“Ognuno non può giudicare che secondo se stesso,” disse arrossendo. “La piena libertà ci sarà allora, quando sarà indifferente vivere o non vivere. Ecco lo scopo di tutto.”
“Lo scopo? Ma allora nessuno, forse, vorrà piú vivere?”
“Nessuno,” disse risolutamente.
“L’uomo ha paura della morte, perché ama la vita, ecco come la intendo io,” osservai “e cosí ha ordinato la natura.”

In Europa i casi di suicidio sono in aumento, in forte aumento, almeno a giudicare da quanto riportano gli organi di informazione che legano in maniera indissolubile questo incremento alla perdurante crisi economica. I dati parlano da soli: in Grecia tra il 2009 ed il 2011 i suicidi sono aumentati del 37%, in Irlanda del 13% ed in Gran Bretagna dell’8%. Anche in Italia il fenomeno e’ in aumento, soprattutto tra i disoccupati, ed il resto d’Europa non ne e’ immune, con un tasso di crescita medio del 5%. Va tuttavia ricordato che i suicidi di natura economica sono una piccola parte delle morti volontarie, la maggioranza dei suicidi infatti si toglie la vita per motivi affettivi o in seguito alla scoperta di una malattia; inoltre paesi come la Grecia e l’Italia sono storicamente tra i paesi europei con il piu’ basso tasso di suicidi in rapporto alla popolazione, a fronte di una media UE di 10,3 morti volontarie ogni 100.000 abitanti l’Italia ha una media di 5 e la Grecia addirittura di 2,9 la piu’ bassa dell’Unione Europea. Purtroppo molti giornalisti cavalcano l’onda senza analizzare la realta’ e non tenendo conto di diversi fattori siano essi climatici, culturali o legati a vicende personali. Basti dire che uno dei tassi di suicidio piu’ alti del mondo appartiene alle Isole Tonga, non certo un paese alla deriva, per via dell’assenza dello “sfogo” nel loro patrimonio culturale.

Ma quello che qui interessa e’ il modo di suicidarsi. Siamo infatti ben lontani dal suicidio di Kirillov che si fa Dio proclamando la liberta’ assoluta. Dio e’ morto, e con lui la liberta’ della sfida. L’aumento dei suicidi per motivi economici sono un segno di come nella societa’ occidentale l’uomo non sia piu’ libero, nemmeno di fallire. Non ci si toglie la vita per affermare se’ stessi o le proprie idee, basti pensare ai bonzi tibetani, ma semplicemente per togliersi di mezzo. Il suicidio per lanciare un messaggio ha bisogno di pubblico, di qualcuno che recepisca il motivo della morte e ne tratta insegnamento. In occidente ci si suicida soli, in cantine buie o in luoghi remoti quasi con vergogna. Oggi ci si suicida perche’ ci si sente falliti, come se il calvinismo anglosassone, dove la ricchezza e’ segno di favore divino, si accompagni alla diffusione dello stile di vita in particolare statunitense. Il suicida si fa quindi portare di un messaggio negativo dove la morte afferma un’esistenza ma anche sancisce una sconfitta, paradossalmente esaltando i valori di quello stesso sistema che di fatto del suicidio e’ responsabile.

Il suicidio non e’ assurdo per i motivi ai quali si riferiva Camus nel Mito di Sisifo ma e’ assurdo perche’ anche considerando il “farsi da parte” un gesto di rivolta, il suicidio non avrebbe nessun valore se non venisse spettacolarizzato dagli organi di informazione. Mentre il suicidio come affermazione di un’idea e’ pubblico, il suicidio come fallimento e’ assolutamente privato, spesso negato anche dalla famiglia stessa. Una morte che si nega, la cui affermazione e’ dovuta ad un intervento esterno ed a significati dati a posteriori. Un ulteriore elemento di come l’individuo nella societa’ occidentale conti sempre meno, sia una statistica o un fattore, ma sempre trascurabile. Mentre la morte del monaco buddista pone volutamente un problema all’ordine costituito la morte del disoccupato pone lo stesso problema indirettamente facendosi oggetto di manipolazione altrui. In cio’ mi sembra risiedere l’aspetto piu’ dirompente dell’aumento dei suicidi in Europa, nel fatto che la civilta’ occidentale e’ composta ormai da individui che si fanno oggetto e non piu’ soggetto di storia, incapaci di vedere la possibilita’ di rompere il cerchio. Un cerchio sempre piu’ stretto che dopo avere strangolato tutti strangolera’ se’ stesso, emblema di un sistema che ha la sua autodistruzione nelle sue fondamenta.

Oggi bisogna davvero sovvertire tutti i valori, anche nella morte; e tornare a morire con consapevolezza. La crisi non e’ solo economica, si e’ persa la dimensione della realta’, vivendo di telesogni in una vita virtuale dove la morte non esiste, dove si e’ sempre giovani e possibilmente ricchi. L’uomo occidentale e’ incapace di gestire il fallimento (ed il rifiuto) arrivando alla perversione di affermarsi attraverso la propria negazione. Non si suicida chi non ha ma chi ha perso o rischia di perdere cio’ che ha. E non ha caso in Italia l’aumento maggiore dei suicidi si ha nel nord-est. Le fasce piu’ a rischio sono quella parte di popolazione piu’ legata al feticismo delle merci, all’agiatezza ed alle sue rappresentazioni mediate dai beni di consumo. Paradossalmente quella tipologia di persone che dovrebbe essere la base del sistema occidentale. Una sistema dove l’ipocrisia e’ sempre piu’ scoperta e dove la democrazia si rivela per quello che e’: un’oligarchia in cerca di consendo. Stiamo vivendo nell’occhio di un ciclone rivoluzionario, che implodera’ su se’ stesso, a meno che non si rivoluzioneranno le categorie usate per leggere la realta’.

L’uomo occidentale ha sovvertito la natura, e teme la vita…

http://www.atlasweb.it/2013/01/04/grecia-causa-crisi-i-suicidi-sono-in-costante-aumento-579.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/crisi-suicidi-in-italia-nel-2012-riportati-dalla-stampa-online-mappa-e-timeline/363163/

http://blog.ilmanifesto.it/franciaeuropa/2012/02/07/costo-umano-della-crisi-suicidi-in-aumento/

http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf

http://daily.wired.it/news/scienza/2012/05/09/tasso-suicidi-italia-crisi-75241.html

Fonte immagine: Deviant art

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. N.O.I. - Nuova Officina Italiana
    Gen 06, 2013 @ 02:34:43

    Bellissimo post, Pietro. Complimenti.
    Molto condivisibile: l’incapacità di sostenere il limite (del fallimento) è appunto la chiave per aprire la nostra mente alla cognizione della limitatezza che la natura, sempre, ci ricorda di rimandarci.
    Grazie per questo post

    Rispondi

  2. londonpiotr
    Mag 23, 2013 @ 18:56:56

    Riportiamo un commento molto interessante giunto per via di traverse da http://kelebeklerblog.com/ splendido blog di Miguel Martinez

    ” Una ventina di anni fa, un mio amico in forte stato di depressione da tempo, chiamò vari suoi amici per dire addio.
    Poi andò con la macchina per un difficile sentiero di collina, e si lanciò alla massima velocità da una rupe nel lago di Garda.
    Fu decretato un incidente. E ai funerali, scoprii che in tanti avevano storie simili da raccontare: almeno in Italia, la certezza che si tratti di un suicidio esclude l’omicidio, e quindi permette di chiudere le indagini e risparmiare la presunta “vergogna” alla famiglia.
    Questo conferma esattamente la tua ipotesi. I suicidi non aumentano necessariamente di numero; ma la crisi permette a molti di trasformare quella che altrimenti sarebbe una morte intima in spettacolo pubblico.
    Forse il suicida ritiene così anche di donare in qualche modo la propria morte, come alcuni donano i propri organi.”

    Rispondi

  3. Trackback: Manuale per suicidi, per squarciare il velo | Farfalle e trincee

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