La pipeline “dell’urgenza”, anche il Kirghizistan sarebbe della partita

La pipeline a cui il titolo fa riferimento e’ un progetto di gasdotto intrapreso dalla Cina con l’obiettivo di portare in territorio cinese il gas turkmeno, passando per paesi “difficili” come il Tagikistan e l’Afghanistan; la novita’ e’ che nel progetto potrebbe entrare anche il Kirghizistan.

L’urgenza e’ cio’ che accomuna tutti i paesi coinvolti: la Cina ha urgenza di combustibile per sostenere il proprio sviluppo economico, ragione per cui  il Governo cinese si rivela presente ovunque ci sia la possibilita’ di avere greggio, Sahara compreso; il Turkmenistan, dai giacimenti immensi, ha urgenza di stabilire relazioni commerciali con quanti piu’ paesi possibili per uscire dall’isolamento in cui si a’ autorelegato per la propria incapacita’ nelle relazioni internazionali; l’Afghanistan nemmeno a dirlo ha urgenza di tutto, ed una pipeline passante sul suo territorio potrebbe portare notevoli introiti, nonche’ a prevedibili “confitti di interessi”; il Tagikistan e’ uno stato sull’orlo del baratro, dove le tensioni interne non sono mai sopite e l’urgenza di un innalzalmento del livello di vita della popolazione potrebbe avere il doppio risultato di sedare il malcontento e porre un freno ai traffici lungo il confine afghano.

Per quanto riguarda il Kirghizistan le fonti ufficiali parlano genericamente della costruzione di una condotta che attraverserebbe il paese per portare il gas turkmeno in Cina; che si tratti di una variante del progetto di cui sopra  appare chiaro dalle dichiarazioni delle autorita’ kirghize,  indicanti il sud del paese come area di passaggio della pipeline. Gli effetti sulla regione del progetto cinese sarebbero molteplici: da un aggiramento dell’Uzbekistan, e della sua “scelta occidentale”, ad un rafforzamento dei legami della Cina con il Tagikistan, la cui collocazione strategica e’ fondamentale per chiunque abbia interessi in Afghanistan. Anche il Kirghizistan verrebbe attirato in una sfera d’influenza cinese, creando cosi’ una sorta di “corsa all’Asia Centrale” da parte di Russia e Cina che rischiano di trovarsi in concorrenza nella regione.

La preoccupazione russa sembra confermata dalla recente notizia che Vladimir Putin avrebbe ordinato al Primo Ministro Igor Shuvalov di arrivare a definire dei trattati bilaterali con il Kirghizistan (che nel 2001 ha approvato la partecipazione all’Unione Doganale con Russia, Kazakistan e Bielorussia) in materia di cooperazione economica e militare. La situazione finanziaria kirghiza non e’ delle piu’ rosee, e la mancanza di trasparenza non incentiva gli investimenti internazionali, come recentemento dimostrato dalle reazioni bancarie alla denuncia fatta dalla compagnia mineraria canadese Centerra Gold a proposito di un presunto tentativo delle autorita’ kirghise di impossessarsi della miniera d’oro di Kumtor, la piu’ grande del paese.

Si profila quindi una frammentazione dell’Asia Centrale tra volonta’ “autarchiche” (Turkmenistan), sirene occidentali (Uzbekistan), e offensiva diplomatica cinese (con varie gradazioni Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan); con buona pace della volonta’ di Mosca di ricostruire la propria sfera di influenza nel suo versante sud…

http://www.naturalgasasia.com/kyrgyzstan-china-to-speed-up-gas-pipeline-project
http://www.khaama.com/china-discuss-turkmenistan-gas-pipeline-with-afghanistan-551/
http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12580
http://en.rian.ru/russia/20120814/175202296.html

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