Il Kazakistan e le crisi altrui

L’economia kazaka sta vivendo un difficile momento, soprattutto a causa della perdurante crisi economica europea ma anche per via del rallentamento della crescita economica di Russia e Cina.

Il colosso centroasiatico, tra i maggiori produttori mondiali di petrolio, ha visto una flessione del 5,6% del PIL nei primi 6 mesi del 2012; tale dato e’ in gran parte dovuto alla diminuizione delle esportazioni di greggio. Tuttavia allo stesso tempo si registra un aumento di introiti, un profitto netto di circa il 6%, per la compagnia petrolifera di stato KazMunaiGas Exploration Production (KMG EP), il che va ricondotto agli aumenti del prezzo del petrolio nel mercato interno , con punte del 33%.

Da qui una ricerca di nuovi partner che sta caratterizzando le politiche ecomiche kazake: e’ notizia recente che le prime due condotte dirette verso la cina di proprieta’ della Asian Pipeline, consorzio paritario tra KazTransGas e Trans-Asia Gas Pipeline Company Limited, sono state completate, ed una terza e’ in via di progetto. Mentre su un piano piu’ limitato sono in corso anche accordi per forniture dirette verso il Kirghizistan, il quale prevede di realizzare entro la fine del 2012 una raffineria della capacita’ di 800 tonnellate nella citta’ di Kara-Balta.

Astana si trova quindi a fare i conti con una situazione per certi versi analoga a quella russa, con una rallentata crescita economica ed un aumento dei prezzi al dettaglio che rischia di creare forti malumori tra la popolazione con conseguenze non prevedibili in un contesto politico che certo non brilla per democrazia. Il problema di fondo rischia di essere la scelta tra il calo delle esportazioni e l’insolvenza dei paesi verso cui le forniture di greggio sono destinate.

Le riserve petrolifere kazake sono concentrate per il 90% in soli 15 giacimenti, perlopiu’ nella regione caspica; tuttavia oggi come oggi in una zona chiave come il Mangistau solo il 70% dei campi e’ effettivamente sfruttato. E per lo sviluppo della propria capacita’ estrattiva il Kazakistan sta guardando ad est, visto gli accordi recentemente stipulati per un prestito di quasi 300 milioni di dollari con la Japan Bank for International Cooperation (JBIC) e la Bank of Tokyo Mistubishi. I soldi serviranno per aumentare dell’85%, entro il 2016, il complesso di Atyrau. Altro impianto in via di potenziamento e’ quello di Shymkent, grazie ad un contratto stipulato con la sud-coreana Hyundai Engineering per complessivi 900 milioni di dollari.

Un settore invece in crescita nell’economia kazaka e’ quello estrattivo, con aumenti fino a quasi il 20% per quanto riguarda l’oro. E’ altamente significativo che tutto l’oro estratto in Kazakistan e’ acquistato dalla Banca Centrale, per aumentare le proprie riserve auree. Il che sembra decisamente un premunirsi verso un incerto futuro.

Anche il Kazakistan si trova di fronte alla lezione che la crisi economica mondiale, in una reazione a catena, sta impartendo a chiunque voglia ascoltare, ossia che servono profondi cambiamenti e non solo una “diversificazione” della produzione.

http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12600
http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12571
http://en.trend.az/regions/casia/kazakhstan/2053577.html
http://en.trend.az/capital/energy/2054080.html
http://en.trend.az/capital/energy/2052839.html
http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12604

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