Gorno-Badakhshan parte seconda: quando la geografia non aiuta

Il Governo tagiko ha ritirato (quasi) tutte le sue truppe dal Gorno-Badakhshan dopo il cessate il fuoco con i “ribelli” e la consegna da parte di questi di un discreto arsenale. Tuttavia la vicenda non e’ ancora chiara. Le origini del conflitto sembrano essere dettate da volonta’ di indipendenza, ma i media (sia tagiki che russi) sottolineano le responsabilita’ dell’islamismo nello scoppio dei disordini.

In realta’ il Gorno-Badakhshan e’ storicamente la terra degli Ismailiti, componente islamica assai lontana dal fondamentalismo, tuttavia la vicinanza dell’Afghanistan, e la porosita’ del lunghissimo confine, potrebbe avere conseguenze sugli equilibri interni dell’Islam nella regione. Proprio il confine afghano sembra essere al centro di tutto, un confine attraversato da trafficanti di ogni tipo, e che qualcuno ha forse interesse a rappresentare come fondamentalisti islamici; non e’ comunque escluso un sovrapporsi di piani.

Il confine afghano-tagiko sta destando fortissime preoccupazioni anche a livello internazionale, e la Bielorussia ha addirittura proposto alla SCTO (una sorta di NATO dell’area ex-sovietica) di intevenire per mezzo del suo nucleo di intervento rapido. La risposta e’ stata pronta e negativa: la SCTO non interverra’ nelle questioni interne tagike. Inutile dire che tale risoluzione riflette la posizione russa sulla vicenda; il pericolo che il Tagikistan diventi una polveriera centro asiatica e’ forte, sia per la delicatissima posizione geografica che per i non idilliaci rapporti con la Russia. Va ricordato come durante gli scontri nella regione autonoma alcuni organi di stampa russi abbiano pubblicato un appello di organizzazioni tagike per i diritti umani che chiedevano proprio un intervento di Mosca.

Sembra inoltre non ancora risolta la questione della base militare 201, strategicamente molto importante per i russi, il cui contratto di affitto e’ in scadenza. Le autorita’ tagike avevano fatto richieste inaccettabili (e poi cadute nel vuoto), ma nonostante l’accordo sia stato trovato sono ancora in corso incontri ufficiali tra le parti. Altro elemento significativo e’ il fatto che il Governo tagiko abbia annunciato la costruzione di tre raffinerie di petrolio per ridurre la dipendenza da Mosca nel settore energetico. Tutto questo in un momento in cui le “grandi manovre” per il ritiro americano dall’ Afghanistan stanno destabilizzando la regione.

Come se non bastasse dal lato opposto del Tagiksitan il mai sopito conflitto con il Kirghizistan nella valle di Fergana torna a farsi sentire. Le irrisolte questioni di confine in quella che e’ la regione centroasiatica a piu’ forte impronta islamica (e non Ismailita) rischiano di sfociare in conflitti interetnici come gia’ avvenuto tra Kirghizistan e Uzbekistan. E non e’ forse un caso che durante il breve conflitto nel Gorno-Badakhshan il principale partito d’opposizione islamico tagiko abbia denunciato una represssione nei suoi confronti che ha portato alla morte ed alla scomparsa di alcuni suoi dirigenti.

Concludendo, il tagikistan rischia di essere suo malgrado al centro delle future vicende geopolitiche della regione, mentre il buco nero afghano avanza…

http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12577

http://www.universalnewswires.com/centralasia/security/viewstory.aspx?id=12526

http://www.eurasianet.org/node/65744

http://en.trend.az/regions/casia/tajikistan/2054876.html

http://www.eurasianet.org/node/65773

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