Il Tagikistan tra autonomie e buchi neri afghani

C’e una regione in Asia Centrale remota e sconosciuta ai piu’ che sta letteralmente andando in fiamme: stiamo parlando del Gorno-Badakhshan (GBAO), regione autonoma del Tagikistan. Unico paese dell’Asia Centale ex-sovietica passato attraverso la guerra civile, conclusasi nel 1997, dopo la dissoluzione dell’URSS, il Tagikistan non ha mai trovato soluzioni alla questione del GBAO. Situato sui Monti del Pamir il Gorno-Badakhshan rappresenta il 45% del territorio tagiko ma ospitandone solo il 3% della popolazione. Le genti del Pamir sono etnicamente diversi dal resto della popolazione tagika ed inoltre professano un islamismo ismailita, una corrente dello sciismo. Durante la guerra civile il Gorno-Badakhshan si schiero’ all’opposizione delle forze governative filo russe.

Il governo di Dushanbe non ha mai saputo integrare la regione con il resto del paese, concedendo da subito un’autonomia che sa di incapacita’ di controllo. E non e’ un caso che molti dei combattenti antigovernativi siano stai poi “reclutati” e assegnati a ruoli di potere, forze di polizia comprese. Proprio l’uccisione, il 21 luglio, di uno di questi, Abdullo Nazarov, divenuto responsabile del KGB tagiko ha portato all’esplosione delle violenze. Le forze tagike sono infatti penetrate nella regione autonoma alla ricerca di Tolib Ayombekov, altro ex-comandante dei ribelli nella guerra civile e sospettato dell’omicidio. Da quel momento e’ stata guerra, con un numero di morti da entrambe le parti, governativi e “bande armate”, senza precedenti dalla fine della guerra civile; ci sono forti discordanze se e quanti civili siano deceduti nel corso delle operazioni. Il ruolo di questi “signori della guerra” e’ fondamentale in una regione remota che condivide un estesissimo confine con l’Afghanistan dal quale transitano traffici di ogni tipo, ed in particolare eroina. Dire dove inizia il traficcante e dove finisce il ribelle che difende la fiera indipendenza della regione e’ questione ardua, ma rimane il fatto che gli ex-comandanti dell’opposizione durante la guerra civile hanno il sostegno della quasi totalita’ degli abitanti di villaggi della zona. Il che potrebbe portare ad una crescita esponenziale delle violenze.

Il confine con l’Afghanistan e’ di enorme preoccupazione per Mosca, che fino al 2005 lo pattugliava con proprie forze armate. Il ritiro delle forze NATO, previsto per il 2014, potrebbe infatti portare ad un notevole peggioramento della situazione, vista la porosita’ del confine che Dushanbe non ha la forza di controllare. Per la Russia la grossa paura, come emerge dagli organi di informazione, e’ il “contagio” dell’islamismo radicale in Asia Centrale proprio attraverso il confine tagiko-afghano. Tuttavia sebbene Mosca minacci il pericolo di una diffusione dell’estremismo islamico secondo alcuni analisti il pericolo non e’ cosi’ probabile essendo Tagiki e Talebani divisi da differenze etniche, i Talebani sono di etnia pashtun, e religiose, come detto i tagiki sono ismaeliti. Sui media russi sono comparsi anche appelli degli attivisti dell’opposizione tagika per un intervento di Mosca, sostenendo che la lotta ai trafficanti sia solo un pretesto del governo centrale per ristabilire il proprio controllo sulla regione autonoma. Sembra quindi che i rapporti tra la Russia e Dushanbe si siano definitivamente incrinati, probabilmente per la debolezza di quest’ultimo, e che il ritiro NATO dall’Afghanistanc’entri qualcosa non sembra essere opinione fuori luogo.

Concludendo pare che i futuri sviluppi afghani stiano innervosendo molti attori della regione che sta diventando sempre piu’ una vera e propria polveriera geopolitica…

http://www.eurasianet.org/node/65705

http://www.rferl.org/content/explainer-violence-in-tajikistan-badakhshan-province-a-legacy-of-the-civil-war/24657769.html

http://www.eurasianet.org/node/65719

http://en.rian.ru/russia/20120727/174802979.html

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