Dalla guerra fredda al freddo inverno

USA ed UE sembrano sempre piu’ lontani.

Gli interessi economici europei ed americani sono divergenti, come piu’ volte ribadito, e soprattutto non c’e’ piu’ il collante ideologico che anteponeva la sicurezza “di blocco” alle necessita’ economiche di ogni singolo paese. Oggi no: l’URSS non c’e’ piu’ (anche se Putin ce la mette tutta per ricostituirlo) e l’Europa e’ piu’ unita (si e’ una parola grossa, ma almeno ci provano).

Tutto cio’ non piace a Washington che vorrebbe invece una Russia forte ed un’Europa debole, tornando all’equilibrio da guerra fredda che di fatto le permetteva la gestione ed il controllo di parte del pianeta.

I segni del fallimento delle relazioni UE/USA sono molti: innanzitutto il fallimento della crociata antislamica. Inutile dirlo, gli americani non sono riusciti a coinvolgere i paesi europei nella loro “lotta contro il male”. Come scritto altrove, in Europa inimicarsi la propria popolazione islamica significherebbe avere molti, molti problemi in casa; solo per fare un esempio banale, in Europa c’e’ una tradizione di welfare sociale che oggi in gran parte dipende dal versamento dei contributi di cittadini non autoctoni. E poi, diciamocela tutta, Europa e Islam hanno sempre avuto un rapporto, a volte di scontro a volte di incontro, gli USA sono un paese senza storia e sono un’isola…

C’e’ poi la questione delle sanzioni iraniane. Poco a poco gran parte dei paesi membri della UE si e’ defilata. Per non parlare dei non membri come la Svizzera… Le importazioni di petrolio dall’Iran sono troppo importanti per paesi come Italia, Spagna e Grecia per essere abbandonate. Sarebbe molto molto interessante capire se la crisi economica in cui questi paesi versano sia stata in qualche misura influenzata dalle sanzioni all’Iran e quanto di “politico” ci sia nella suddetta crisi. Senza comunque fare complottismo gratutito…

In campo energetico poi le divergenze USA/UE stanno raggiungendo il loro apice. Gli USA per arrivare ad isolare la Russia hanno creato un immenso buco nero tra Iraq e Afghanistan, buco nero dal quale stanno cercando di uscire e nel quale gli “alleati” europei non hanno molta voglia di venire ulteriormente risucchiati. L’UE invece si divide sulla fedelta’ agli interessi “di parte” con il sostegno a progetti alquanto fallimentari (Nabucco) o complicati (Trans Caspian Pipeline) e i propri bisogni concreti (la ricerca di una unita’ che permetta di trattare con la Russia).

In Europa c’e’ anche il grosso problema della libera impresa che, a differenza di quella americana, non si e’ (per fortuna) riconvertita in un'”economia di guerra” subordinandosi alla volonta’ governativa. Di conseguenza in numerose aree strategiche governi europei e imprese private (quando non addirittura statali) si trovano a sostenere progetti concorrenti: basti pensare chi sono i partner russi nelle condotte South e Nord Stream. Essendo economicamente piu’ forte ovvio che la piu’ coinvolta in questo paradosso sia la Germania, seguita da Francia e Italia.

Per contro i membri orientali dell’UE sono in fase di agitazione, tesi tra la volonta’ di liberarsi dalle forniture russe e la necessita’ di risorse energetiche immediate. Proprio i membri UE piu’ giovani potrebbero essere i piu’ interessanti ad una concreta unione europea che sia economica ma anche politica. Questi paesi sono pressati dalla loro storia verso l’integrarsi in un soggetto politico forte, evitando cosi’ di “venire integrati” da una ritrovata Russia, la quale tuttavia al momento e’ occupata a ricostruire la sua area di influenza iniziando dall’Asia Centrale, geopoliticamente ed energeticamente piu’ importante, confinante con la Cina…

In tutto cio’ gli USA stanno tentando di combattere in ogni modo un possibile multipolarismo ma per farlo serve qualcosa che cementi le alleanze, ossia il famoso collante ideologico che oggi stenta ad esistere. Ma il vero nemico americano non e’ la Russia, e lo sanno (almeno lo spero) ma la Cina, Il paese del sol levante sta infatti sostituendo l’oro al dollaro come moneta di scambio commerciale, e va notato che l’Iran sta eliminando il dollaro dalle transazioni con Russia, Giappone ed appunto Cina. Di fatto la fine del dollaro sarebbe la fine degli USA.

Concludendo: gli USA sono rimasti ancorati ad una visione ideologica delle relazioni internazionali, mentre l’UE sta tentando di abbandonare proprio quella visione. Certo va detto che l’UE e’ pressata da esigenze materiali mentre gli USA stanno raggiungendo l’autosufficienza energetica, proprio mentre decidono di ritirarsi dall’Iraq e dall’Afghanistan…

http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/109026

http://www.europeanenergyreview.eu/site/pagina.php?id=3486

http://www.geopolitica-rivista.org/16227/lembargo-petrolifero-ue-alliran-ora-il-perno-e-la-cina/

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