Daily geopolitics

Causa impegni lavorativi sono stato qualche giorno senza scrivere nulla, mi sembra una buona occasione per riflettere sul mio quotidiano. Tranquilli nessun pippone autoerotico, solo qualche spunto di riflessione dato che vivo a Londra, in uno dei centri (o nella periferia a seconda di come si vedono gli USA) di quello che fino a poco tempo fa si sarebbe definito “impero”.

Quello che mi salta subito agli occhi sono le merci, ovunque, e le offerte per venderle. Qui e’ quasi impossibile trovare un prodotto a prezzo pieno; sono sempre scontati o in offerta, che siano 3X2, paghi uno prendi due o altre diavolerie. Fatto sta che sempre di piu’ concordo con coloro che ritengono la crisi attuale una crisi di sovraproduzione, e questo rende preoccupanti i governi che prcolamano un aumento della produzione per uscire dalla crisi. Populismo puro o cecita’ politico-economica.

Altro punto che si impone con la forza e’ la questione immigrazione. Non essendoci qui un allarmismo “da invasione” (ma malumori si) si puo’ affrontare con calma il discorso. L’Inghilterra, e con lei buona parte d’Europa, ha una marea di musulmani (e dei piu’ radicali considerando l’mportanza delle comunita’ afghane e pakistane). Ormai anche il piu’ piccolo fast food ha menu’ particolari per esigenze particolari (musulmani, vegani. ecc) e tutte le offerte di lavoro prevedono domande (alle quali si puo’  non rispondere) su etnia e gusti religiosi. Che poi le assunzioni in Irlanda del Nord facciano molto riflettere e pensare davvero ad uno stato “occupato” ci porterebbe lontano e  magari ne riparleremo…

Viene da chiedersi: ma una guerra all’islam (che di fatto questo si cela dietro la “lotta al terrorismo”) ha senso? La civlta’ occidentale puo’ permettersi di inimicarsi grossa parte della propria popolazione? I cittadini musulmani a chi saranno fedeli? Europa e USA divergeranno?

Vediamo piu’ in dettaglio:

L’islam fa paura, fa pura per la sua diversita’ di fondo: nell’islam non esistono pubblico e privato, dato che la sfera religiosa comprende tutto, ed e’ vero che questo rende di fatto molto problematico l’esistenza dei diritti individuali e, qui arriviamo al punto, rende arduo esercitare la liberta’ del consumatore, il che per il sistema industriale occidentale siginifica la morte. Cosa sono state le “rivoluzioni” nel nord africa e in alcuni altri paesi se non l’apertura di nuovi mercati a nuovi clienti? Non voglio dire che siano state studiate a tavolino ma di certo i mezzi di comunicazione come internet hanno “occidentalizzato” la popolazione che una volta raggiunto un certo potere d’acquisto (ossia uscita dal tunnel “lavoro per sopravvvivere”) ha scoperto nuovi bisogni, che i paesi occidentali sono stati felici di poter soddisfare. Un discorso complesso che riprenderemo in futuro. L’islam ha poi una visione temporale totalmente diversa da quella occidentale, non prevedendo il concetto di progresso, sul quale si fonda tutta la nostra civilta’ (produzione, guadagno, consumo, ecc), il che mi sembra decisamente rilevante…

-Il welfare europeo si regge ormai sugli stranieri, gli europei invecchiano quindi non lavorano ma “godono” della pensione. Chi paghera’ i contributi? Per questo l’unica strada percorribile sara’ la regolarizzazione degli immigrati (in media molto piu’ giovani delle popolazioni europee) e non la guerra contro di loro. I partiti xenofobi non potranno che diventare sempre piu’ ultraliberisti e passare dal populismo alla battaglia per i diritti individuali (la libera impresa e la liberta’ di morire di fama con pensioni integrative ritirandosi dal lavoro sempre piu’ tardi) ma l’Europa non e’ l’America e le tradizioni politiche sono diverse, molto piu’ facile nascano gruppi xenofobi violenti e senza prospettive politiche…

-Quello della fedelta’ allo stato “ospitante” e’ una questione complessa. Le rivolte nelle periferie francesi hanno fatto olto riflettere chi si e’ fermato ad osservare. Qualcuno ha sostenuto si trattasse di rivolte dovute alla volonta’ di integrazione, ossia il voler essere ritenuti francesi ma senza”tradire” l’Algeria. La nazionale francese era sostenuta perche’ vi giocava Zidane che era algerino… Sembra che lo stato nazione sia giunto al termine, e come nei rapporti internazionali ci sono oggi organismi sovranazionali lo stesso avviene nella sfera personale, dato che ormai l’equazione Francia=francesi non ha piu’ senso, in Francia come altrove. Servono nuovi canoni di appartenenza e va rivisto tutto l'”essere cittadino” a partire dai documenti d’identita’ ed i criteri per il loro rilascio. Aspetto interessante e’ come la crisi economica conduca alla poverta’, e spesso all’emigrazione, soggetti fino a ieri “benestanti” ossia classi medio-basse bianche che hanno visto il loro potere d’acquisto distrutto. Il vero pericolo per i governanti sono loro, non Bin Laden: la loro istruzione, il loro essere occidentali (ossia la loro “mentalita”‘ e “conoscenza del territorio”) e la loro rabbia possono fondersi conle frange piu’ radicali dell’immigrazione islamica, il che unito alla giovane eta’ media degli immigrati puo’ creare una vera e propria bomba ad orologeria… Servirebbe uno studio del grado di soddisfazione personale nelle conversioni all’islam, che sono in aumento.

Gli USA non sono l’Europa. A noi manca il loro spirito messianico il che ci rende terra di “conquista” prima degli americani ora dell’islam. In fondo sono due religioni uguali ed opposte, una incentrata sulla sfera del privato l’alra sulla sfera del pubblico. Sta di fatto che sono assolutamente concorrenti. Esistono un “sogno americano” ed un “paradiso musulmano” ma non esiste nulla di simile in Europa. Gli USA hanno sconfitto l’URSS con una politica basata sulla costruzione dell’immaginario (per esempio attraverso la fornitura di programmi televisivi) contro una politica basata piu’ prosaicamente sui carri armati. D’altronde gli USA sono un’isola e non potevano controllare il mondo facendo i pendolari delle mazzate… Anche se oggi sembrano averlo dimenticato e la loro costruzione dell’immaginario antiislamico sta facendo acqua da tutte le parti, forse segnando davvero la loro fine… Sarebbe molto interessante studiare come il “sogno americano” possa influenzare la fedelta’ degli immigrati in USA in caso di guerra (che in casa non hanno mai avuto, almeno nelle forme classiche).

Direi che per oggi le riflessioni possono bastare!

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